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Una nuova specie documentata nei Parchi delle Alpi Cozie da Luca Anselmo

05 Agosto 2026

La notizia è di quelle che hanno un impatto sull’opinione pubblica: nelle Aree Protette delle Alpi Cozie è stata ritrovata una specie pressoché sconosciuta in Italia, di cui il primo e ultimo avvistamento risale a 90 anni fa. E’ stata pubblicata lo scorso 31 luglio 2026 sulla rivista scientifica Biogeographia – The Journal of Integrative Biogeography grazie alle ricerche effettuate dal biologo Luca Anselmo, dottorando del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell'Università di Torino sotto la responsabilità scientifica di Simona Bonelli ed Enrico Caprio come co-tutor.

La specie in esame è lo Stephanopachys linearis, piccolissimo insetto saproxilico – lungo circa mezzo centimetro – che vive negli ambienti legnosi, di cui sono stati effettuati alcuni ritrovamenti nel Sito della Rete Natura 2000 “Rocciamelone”. Appartiene all’ordine dei coleotteri, famiglia dei bostrichidi, ed è posto sotto tutela nell’Unione Europea dalla Direttiva Habitat che lo ha inserito nell’Allegato II come specie protetta che richiede la designazione di zone speciali di conservazione.

«Lo S. linearis – ci racconta Luca Anselmo, storico collaboratore scientifico delle Aree Protette delle Alpi Cozie – ha la particolarità di essere fortemente pirofilo, cioè di scegliere come proprio habitat d’elezione alberi parzialmente danneggiati dal fuoco. La sua distribuzione è tipicamente boreoalpina: in Europa lo troviamo soprattutto nei paesi scandinavi dove è anche maggiore la frequenza di incendi spontanei, mentre nel contesto alpino è a tutti gli effetti un relitto glaciale, migrato a sud durante le glaciazioni e poi rimasto nei territori in quota dove trova condizioni climatiche simili a quelle nordiche. In Val di Susa è comparso in quelle zone ai margini dei grandi incendi del 2017 tra la corteccia e il tronco di larici e pini silvestri parzialmente colpiti dalle fiamme, ma ancora vivi».

E’ facile comprendere che l’esiguità degli ambienti in cui sopravvive la specie la rendono estremamente rara nelle Alpi. In Italia ne erano stati rilevati 3 esemplari a Tolmezzo, in Friuli Venezia Giulia, nel 1937 prima della riscoperta di Luca Anselmo nella primavera del 2026. Altre osservazioni storiche sono state effettuate in Austria dove la specie è stata dichiarata estinta, mentre avvistamenti più recenti si sono registrati nella regione francese del Queyras.

«Sono partito nel 2021 – prosegue Anselmo – sulle tracce dello Stephanopachys substriatus che poi ho individuato, in Italia per la prima volta dopo 25 anni, dapprima in alta Val di Susa, nel Sito Rete Natura 2000 "Cima Fournier e Lago Nero" e poi in altre aree di Piemonte e Valle d’Aosta. Si tratta di un insetto meno specifico perché vive anche nei tronchi degli alberi lesionati da fulmini o frane, non solo dal fuoco. Ma, chiaramente, la sfida che mi offriva lo S. linearis era irresistibile. E, proprio quando stavo per arrendermi, il primo piccolo esemplare mi è comparso davanti agli occhi».

Il tema del dottorato di Anselmo riguarda le strategie di conservazione di quelle specie più rare, di cui si possiedono pochi dati. Come nel caso che stiamo raccontando, di cui d’ora in avanti le istituzioni italiane dovranno studiare strategie di monitoraggio e di tutela.

«Tramite l’Università di Torino – conclude Anselmo – abbiamo inoltrato a ISPRA, Regione Piemonte e Aree Protette delle Alpi Cozie la documentazione in modo che si possano avviare al più presto studi più approfonditi. Da parte mia sono impegnato nella rielaborazione dei dati raccolti per capire meglio le abitudini e la distribuzione della specie. Ma, al di là delle ricadute pratiche di questa scoperta, l’aspetto più affascinante è legato alla straordinaria varietà e complessità della biodiversità che possediamo nel territorio alpino dove in spazi estremamente ridotti convivono specie che necessitano di condizioni ecologiche profondamente diverse. Paradossalmente anche nelle Alpi, dove i fenomeni di incendio per cause naturali sono piuttosto rari, certe specie pirofile sono riuscite a sopravvivere in un contesto in cui il fuoco generalmente ha conseguenze profondamente negative per la biodiversità generale. La sfida della conservazione deve necessariamente tenere conto di questa eccezionale diversità ulteriormente minacciata dagli effetti della crisi climatica che stanno intervenendo in maniera sempre più decisiva».

Allegati:

open_in_new L'articolo scientifico L'articolo scientifico pubblicato da Luca Anselmo. 3,9 MB