I risultati delle ricerche condotte nell’ambito del progetto internazionale GLORIA hanno ricevuto un prestigioso riconoscimento con la pubblicazione sulla rivista scientifica “Science”, una delle più autorevoli a livello mondiale. Allo studio hanno partecipato anche le Aree Protette delle Alpi Cozie con i guardiaparco Debora Barolin – tra gli autori del paper – e Guido Teppa, che hanno collaborato alle campagne di rilevazioni effettuate in Valle d’Aosta nel 2017 e nel 2022 e di cui è stato pubblicato un resoconto su questo siti web, disponibile al seguente link.
Il progetto GLORIA (GLobal Observation Research Initiative in Alpine environments), firmato da un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’Università di Vienna, ha analizzato i dati raccolti su 896 plot permanenti, distribuiti su 62 cime in 16 regioni montuose europee, dai Pirenei al Caucaso, monitorate quattro volte tra il 2001 e il 2022 a intervalli di sette anni. L'obiettivo era capire cosa si nasconda dietro un fenomeno apparentemente positivo, l'aumento della ricchezza di specie vegetali osservato negli ultimi decenni sulle cime alpine, già segnalato nell'articolo precedente a proposito dei dati valdostani.
I risultati confermano e approfondiscono, su scala continentale, quanto emerso a livello locale: l’arricchimento floristico maschera altre dinamiche. Gli autori hanno infatti rilevato un aumento significativo del tasso di estinzioni locali, cioè della scomparsa di specie registrate in un rilievo e non più ritrovate in quelli successivi sullo stesso plot. Questo tasso è cresciuto nel tempo a tutti i livelli di analisi (plot, cima, regione) ed è risultato tanto più elevato quanto più marcato è stato il riscaldamento registrato nei 14 anni precedenti: per ogni 0,1°C di aumento della temperatura, la proporzione di estinzioni locali cresce dall’1 all’1,6% (a seconda che sia stato preso in analisi il plot, la cima o la regione).
Un altro dato rilevante riguarda la relazione tra il declino di copertura di una specie e la sua successiva scomparsa: una diminuzione dell’abbondanza di una specie nei rilievi precedenti è stata confermata essere un segnale di allarme precoce, utile a individuare le specie più a rischio prima che l’estinzione locale si verifichi. Le specie più esposte sono risultate quelle localizzate verso il margine inferiore, e più caldo, del proprio areale altitudinale, e quelle presenti in comunità vegetali soggette a una più marcata “termofilizzazione”, ovvero alla progressivo arricchimento in specie che prediligono condizioni climatiche più calde.
Lo studio suggerisce che le specie tipiche delle quote più elevate, quelle maggiormente specializzate e spesso uniche dal punto di vista evolutivo, sono anche le più vulnerabili: non avendo un margine altitudinale superiore verso cui spostarsi, non possono compensare la perdita di terreno ai margini inferiori del proprio areale con una analoga espansione verso l'alto. Il lavoro conferma quindi, con una base dati solida e continentale, l'ipotesi già avanzata a livello locale dopo la campagna valdostana del 2022: dietro l'apparente arricchimento della biodiversità alpina si cela una perdita silenziosa e progressiva delle specie più caratteristiche degli ambienti d'alta quota.
La pubblicazione su “Science” conferma il valore scientifico di una rete di monitoraggio, quella di GLORIA, che si regge sul lavoro paziente di rilevamento sul campo condotto da ricercatori e personale delle aree protette in tutta Europa. Anche il contributo delle Aree Protette delle Alpi Cozie, seppure maturato al di fuori dei propri confini amministrativi, si inserisce in questo percorso di conoscenza a lungo termine, che continuerà a fornire dati preziosi per comprendere e affrontare gli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi di montagna.
L’articolo completo pubblicato su “Science” è disponibile qui.