Nel Parco, nei boschi di conifere, si trovano grandi nidi di formiche del gruppo Formica rufa, utili per la lotta biologica. Sono 4 specie simili, con una complessa vita sociale. Le operaie fanno diversi lavori, le regine depongono le uova e i maschi si accoppiano con le regine durante il volo nuziale. I nidi possono essere grandi e ospitare fino a 1 milione di formiche.
Il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes complex) è uno degli abitanti più discreti e preziosi dei nostri corsi d’acqua. Di colore bruno-olivastro, con la parte inferiore delle chele più chiara, da cui il nome latino pallipes (“piedi chiari”), ha un aspetto inconfondibile: corpo robusto, segmentato, due grandi chele anteriori e un addome che termina con un ampio ventaglio caudale, il quale gli consente rapidi movimenti all’indietro in caso di fuga. Gli adulti raggiungono in genere gli 8–12 centimetri di lunghezza, e si muovono con cautela lungo i fondali ghiaiosi e rocciosi dei torrenti.
Il genepì è una piccola pianta che cresce sui ghiaioni e le pietraie a quote superiori ai 2300 m, ma viene anche coltivato in montagna su terreni ed in posizioni appropriate, per la produzione di tisane e liquori.
Può raggiungere 2,90 m. di apertura alare e i 7 kg di peso. Queste caratteristiche lo rendono il più grosso uccello presente nel territorio alpino. Si tratta, inoltre, dell’unica specie tra gli avvoltoi in grado di nutrirsi di ossa grazie ad alcuni adattamenti morfologici e comportamentali. La sua struttura corporea lo pone in una posizione intermedia tra un rapace e un avvoltoio, d’altronde il nome deriva dai termini greci gyps (avvoltoio) e aetos (aquila).
Il gufo reale è il più grande rapace notturno d’Europa e uno degli uccelli più maestosi delle nostre montagne. L’apertura alare può raggiungere e superare i 180 centimetri, mentre il peso varia in media tra i 2 e i 3,5 chilogrammi, con femmine più robuste dei maschi. È inconfondibile per i grandi occhi arancio vivo e per i ciuffi di penne sul capo, che ricordano delle orecchie e che solleva soprattutto quando è in allerta.
Nei territori dove oggi sorgono i Parchi delle Alpi Cozie e in generale su tutto l’Arco alpino, il lupo si è estinto tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 a causa dell’attività venatoria umana. A partire dagli anni ’70 del Novecento, da un piccolo nucleo di lupi di sottospecie canis lupus italicus presenti nell’Appennino del Centro Italia (tra i 100 e i 200 individui) è iniziato un processo di crescita numerica e di ricolonizzazione spontanea che ha portato la specie a espandersi lungo tutto lo stivale.
La marmotta è un roditore diurno che vive nei prati alpini. Si nutre di erbe e insetti, scava tane complesse e va in letargo da ottobre ad aprile. I piccoli nascono dopo 30-35 giorni di gestazione e rimangono nella tana per 40 giorni. I predatori principali sono l'aquila reale e i carnivori terrestri.