Il week end 26-27 settembre è dedicato alle Giornate Europee del Patrimonio 2026 "Proteggere il patrimonio: rinnovare, resistere, reinventare".
È su questo tema, quanto mai attuale, che si inserisce la proposta dell'Associazione AIPSAM Il patrimonio Storico Ambientale, nell'ambito del Programma di valorizzazione e promozione del territorio "Campi, muricci e pietre parlanti. La costruzione del di un paesaggio rupestre medievale e moderno a Mompantero" poiché non solo è una forma di resistenza contro la perdita di un patrimonio storico collettivo, ma rinnova e reinventa anche la prospettiva di osservazione di due beni, archeologici e paesaggistico-ambientali al tempo stesso, i cui i cui rapporti funzionali in passato erano ignorati.
Appuntamento sabato 26 settembre a Mompantero per un evento in collaborazione con il Comune di Mompantero, l'ente di gestione aree protette Alpi Cozie e la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino:
Ore 10.00 appuntamento alla cappella Madonna dell’Ecovà per la visita guidata sul terreno (durata circa 2 h e mezzo).
Ore 14.30 nella Sala Consiliare del Municipio di Mompantero (Piazza Bolaffi 1), presentazione della piattaforma digitale dedicata.
Il programma Campi a muricci e pietre parlanti valorizza il paesaggio rupestre delle basse pendici meridionali del Rocciamelone, modificato dalle attività umane sin dagli ultimi secoli dell’alto medioevo mediante la costruzione di terrazzi coltivabili delimitati da «muricci» in pietra a secco, il tracciamento di vie di comunicazione, la regimazione delle acque.
Le condizioni climatiche secche e soleggiate e la relativa lontananza dagli abitati permanenti hanno indirizzato alla viticoltura. Oltre ai muri di terrazzamento e ai muri divisori tra gli appezzamenti, si notano ancora oggi qua e là i caratteristici pali in pietra usati per sostenere le piante di vite al posto dei pali in legno.
I terreni coltivati erano di proprietà privata; le aree rocciose e i pendii più acclivi, inadatti alla coltivazione, erano comunali, destinati al pascolamento e al passaggio delle greggi dirette agli alpeggi.
Lo stato di abbandono attuale, innescato dalla diserzione della montagna seguita alla seconda guerra mondiale, non deve ingannare: per secoli questi versanti sono stati appetiti per la valenza economica, tanto dalla comunità locale, quanto dalle famiglie signorili valsusine e dai grandi enti ecclesiastici, che nel medioevo e in età moderna erano in competizione per il controllo delle terre e delle loro rendite.
Il terrazzamento dei versanti è comune nelle Alpi, senonché l’attività produttiva si è qui accompagnata a una vivace attività grafica e comunicativa, che ha prodotto molti petròglifi, ossia incisioni su affioramenti rocciosi e massi all’aperto, e, fatto insolito, alcune pitture monocrome a calce su pareti rocciose verticali e riparate.
I calcescisti marmorei presenti si sono così trasformati in autentiche “pietre parlanti”, riflesso della frequentazione umana dei versanti, ma anche di eventi storici maggiori.
Con metodi innovativi è stata ricostruita una sequenza storica del “discorso rupestre” che inizia nel XII/XIII secolo, si rarefà nel XVII e in gran parte del XVIII secolo, per riprendere slancio sino agli anni 1920.
Dal XII al XVI secolo i temi sono prevalentemente religiosi, anche di carattere colto, legati alla tradizione di sant’Eldrado (abate della Novalesa), al pellegrinaggio, al passaggio dalla vita mondana alla vita spirituale, alle processioni, al culto del calvario, alla lettura biblica.
Nel XIV secolo le pitture introducono temi politico-civili-militari, legati al controllo delle terre da parte dei feudatari dei conti di Savoia e alla vicinanza della frontiera con il Delfinato.
Tra seconda metà del XIV e XV secolo iniziano le prime testimonianze di scrittura.
Tra inizio del XVII e fine del XVIII secolo sono probabilmente i frati
cappuccini, che, insediati a Susa nel 1615, reindirizzano la religiosità popolare al culto dei santi, documentato a Mompantero in tanti affreschi di quel periodo.
A fine XVIII secolo, iscrizioni onomastiche, accompagnate da date e talora da autoritratti, avviano l’ultima fase, che durerà sino alla diserzione della montagna, con la memoria individuale e famigliare come principale intento.
Alcune espressioni grafiche erano in passato attribuite all’età del ferro o a età precedenti.
Oggi ciò non è più sostenibile per varie ragioni, archeologiche, tecnologiche, storiche, iconografiche. Decisive sono le conoscenze acquisite sulla velocità di alterazione naturale delle rocce carbonatiche all’aperto, che escludono che incisioni profonde 1-2 centimetri o anche meno possano conservarsi per 2000-3000 anni.
Il paesaggio rupestre medievale e moderno di Mompantero è soggetto al deterioramento del tempo. Fra 100 anni, ben poco resterà dei muri, se non verranno restaurati, dei vecchi sentieri, se non saranno liberati dalla vegetazione infestante, dei selciati delle mulattiere, se continueranno a essere divelti dai motocicli.
Meno ancora resterà dei petròglifi, di cui è oggi impossibile rallentare l’usura naturale.
La delicatezza di un patrimonio storico-ambientale non giustifica d’altra parte che esso sia tenuto nascosto, in un malinteso e inefficace intento di protezione.
La sua valorizzazione passa per la creazione di percorsi di visita pedonali, i quali, lungo le vecchie vie, portano a comprendere origini e tappe evolutive del paesaggio rupestre, quelle naturali, a partire dalla fine delle glaciazioni, e quelle artificiali, di età medievale e postmedievale, rievocando le immagini di quando gli uomini coltivavano le vigne tra i «muricci» e affidavano alle pietre gli aspetti salienti – religiosi, civili, politici, individuali – delle loro esistenze.
La Via delle Pietre Parlanti si snoda lungo i sentieri TOS535 (dalla cappella Madonna dell’Ecovà a Braida, da Rocca del Chiodo a Chiamberlando), TOS535A (da Braida a Rocca del Chiodo), TOS560 (da Chiamberlando a Sollietto). Sul terreno è presente una segnaletica dedicata riconoscibile dal logo del labirinto, che indica le deviazioni laterali dai sentieri numerati, necessarie per raggiungere i siti.
L’accesso ai percorsi è supportata da un’apposita piattaforma digitale accessibile dalla pagina https://www.aipsam.org/roc/roc.htm, che sarà presto integrata nell’app Alpi Cozie Outdoor disponibile su Play Store, con implementazione di un sistema full web utilizzabile durante la visita mediante smartphone o tablet, o da remoto mediante computer.
Per motivi organizzativi è gradita la prenotazione:
info.alpicozie@ruparpiemonte.it
tel. Comune di Mompantero 0122-622323 (interno 1)
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