Tradizionalmente il rifugio è il luogo dove vengono accolti escursionisti e alpinisti, dove si possono ricevere informazioni utili sulle condizioni del tempo e del terreno che si vuole andare a esplorare, dove si può ricevere aiuto in caso di necessità. Una recente iniziativa dei gestori del rifugio Onelio Amprimo, nel Parco Naturale Orsiera Rocciavré, allarga questo concetto perché offre un sostegno concreto non solo a chi frequenta la montagna per svago, ma anche per motivi di studio scientifico.
L’idea, lanciata lo scorso mese di agosto dai gestori, è un invito rivolto a docenti, ricercatori, dottorandi e studenti: il rifugio è disponibile a ospitare gratuitamente chi desidera sviluppare un progetto di ricerca da svolgere nel territorio montano in cui sorge la struttura. Occorre presentare la propria candidatura entro il 30 gennaio 2027, le attività dovranno svolgersi nella primavera-estate 2027 e dovranno prevedere un momento di restituzione in rifugio al termine dello studio.
«Nasce tutto dal nostro profondo amore per queste montagne – esordisce Irene Canale che gestisce il rifugio insieme al socio Lorenzo Salerno – e dal nostro desiderio di voler restituire qualcosa a questi ambienti meravigliosi. Vorrei che i frequentatori dell’Amprimo e di Pian Cervetto venissero qui non soltanto per consumare qualcosa, cioè un pasto, una foto da condividere sui social, una giornata all’aria aperta, ma con l’obiettivo di conoscere e apprezzare il territorio e le sue particolarità, anche da un punto di vista scientifico. Io sono praticamente cresciuta qui perché i miei bisnonni avevano costruito una baita in zona negli anni ‘30 e sento che è venuto il momento di diffondere una coscienza condivisa sul tema della crisi climatica che in montagna colpisce in maniera particolarmente sensibile. Il modo migliore è favorire la ricerca e poi coinvolgere gli studiosi la nella divulgazione dei risultati tra il pubblico e tra gli appassionati».
In poco tempo Irene e Lorenzo hanno già ricevuto un gran numero di richieste da studiosi appartenenti a prestigiose università anche straniere e di elevato livello scientifico. Occorrerà effettuare un complesso lavoro di selezione anche perché il rifugio è in grado di ospitare un solo ricercatore per progetto e non più di due progetti contemporaneamente.
«Questa – prosegue Irene – era l’idea che abbiamo condiviso con Lorenzo fin dal primo giorno in cui abbiamo deciso di partecipare al bando del Cai Uget di Bussoleno per l’assegnazione del rifugio, quindi siamo molto curiosi di vedere che tipo di proposte arriveranno. Finora ne abbiamo ricevute di ogni tipo: dallo studio della storia del bosco attraverso le antiche carbonaie che sorgevano nell’area a quello sulla genomica di funghi e licheni, dal monitoraggio dei cianobatteri alla gestione idrologica dei corsi d’acqua. E mancano ancora 3 mesi alla scadenza… Sarà anche un modo per tornare alla mia precedente esperienza lavorativa perché mi sono occupata di gestione progetti dopo aver conseguito una laurea in ingegneria con un master in cambiamenti climatici. Insomma, sarà un piacere analizzare i diversi progetti e poi confrontarci con i ricercatori che verranno a studiare le nostre montagne».