Nell’organico delle Aree Protette delle Alpi Cozie ci sono 3 operatori silenziosi, ma estremamente preziosi. Lavorano sempre con grande abnegazione, parlano poco e vanno sempre d’accordo con tutti i colleghi a patto di ricevere un po’ di coccole e qualche crocchetta. Ci riferiamo, naturalmente, alle unità cinofile. Luna, con il guardiaparco Bonicelli e Maya con il guardiaparco Brino sono cani antiveleno, utilizzati per scovare bocconi tossici che spesso vengono utilizzati per uccidere la fauna selvatica e gli animali da compagnia. Di loro abbiamo scritto in passato per raccontarne la formazione e alcune attività operative. Ma c’è una terza unità, meno visibile ma altrettanto importante; si chiama Cherz, è un cane da traccia.
«Gli animali selvatici – racconta Lorenzo Ghirardi, conduttore di Cherz e responsabile della vigilanza nel Parco Naturale della Val Troncea – emettono una traccia olfattiva che alcuni cani sono in grado di distinguere e di seguire. Prendiamo per esempio gli ungulati: tra gli zoccoli delle zampe hanno ghiandole che secernono sostanze odorose peculiari per ciascun individuo. L’abilità di Cherz sta nell’individuare quella specifica traccia e seguirla. Questo tipo di cani sono stati selezionati in contesto venatorio per rintracciare gli animali feriti, ma non uccisi, durante le partite di caccia. Da un punto di vista operativo, il cane viene condotto nel punto in cui è stato ferito il selvatico, ne recepisce le peculiarità olfattive e inizia a seguirle finché non lo trova. Viene sempre accompagnato dal suo conduttore, con cui forma quello che si definisce un binomio, e rimane sempre vincolato al suo padrone per mezzo di un guinzaglio, chiamato lunga perché raggiunge i 12 metri. Sotto l’aspetto etico, oltre che normativo, il cane da traccia dovrebbe essere attivato ogni volta che un ungulato viene ferito perché il suo ritrovamento è determinante per rientrare nel conteggio dei capi inclusi nel piano di abbattimenti evitando un aumento della pressione venatoria. Nella realtà, veniamo purtroppo chiamati prevalentemente quando l’esemplare è particolarmente interessante come trofeo...»
«In generale i cani da traccia appartengono a tipologie provenienti principalmente dall’area germanica dove sono state individuate alcune tipologie più adatte come i segugi bavaresi e di Hannover o il bassotto tedesco. Cherz è un Tiroler Bracke, una razza molto esclusiva, selezionata in Austria e tutt’ora gestita dal Klub Tirolerbracke con sede vicino a Innsbruck. Ho dovuto superare una selezione severa per iscrivermi al sodalizio e ottenere lo status necessario per acquistare un cucciolo perché questo tipo di cane difficilmente viene affidato a chi vive fuori dal Tirolo. Ma abbiamo ricambiato la fiducia che ci hanno accordato perché Cherz si è classificato primo in sede di esame per ottenere il brevetto rilasciato dal Klub. In Italia abbiamo ottenuto il riconoscimento dell’Ente Nazionale Cinofilia Italiana che ci fornisce l’abilitazione per operare ufficialmente».
«Nel corso della mia carriera come guardiaparco, prima ai Parchi Reali e ora nelle Aree Protette delle Alpi Cozie, ho sempre avuto con me un cane da traccia. E’ una passione che cerco di trasferire nell’impiego professionale perché può avere delle ricadute molto positive nel lavoro quotidiano. Negli ultimi anni, con l’incremento delle attività di contenimento dei cinghiali, interveniamo durante le operazioni con l’ausilio dei selecontrollori, pronti per partire alla ricerca dei capi feriti. In altre occasioni, durante le normali attività di vigilanza, Cherz si dimostra molto utile nel trovare animali morti, anche per cause naturali, su cui possiamo effettuare ulteriori indagini e monitoraggi. In alcuni casi, ha individuato delle persone nascoste nel bosco e ha segnalato la presenza del lupo. Insomma, può rivelarsi una sorta di collega aggiuntivo grazie al suo straordinario olfatto».
«Sicuramente la sua più grande operazione è stato il ritrovamento di un grande cervo ferito di cui ha seguito la traccia per oltre 4 km e 500 metri di dislivello in salita. In un’altra situazione, nel Parco Naturale della Val Troncea, ha individuato nei pressi del torrente Chisone un cervo morto che abbiamo potuto rimuovere, evitando il rischio di contaminazione dell’acqua. Ma, al di là dei risultati più eclatanti, sono importanti tutti i ritrovamenti di fauna selvatica effettuati da Cherz all’interno dei Parchi perché consentono di svolgere rilievi morfometrici utilissimi per l’attività scientifica dell’Ente. Con la speranza di migliorare ulteriormente la gestione faunistica incrementando l’operatività del cane da traccia sugli incidenti stradali in cui vengono feriti animali selvatici che nella maggior parte dei casi muore in un secondo tempo, sfuggendo ai conteggi ufficiali».