In tutto il mondo i pilastri su cui si reggono i parchi naturali sono l’esigenza di proteggere gli equilibri ecologici e quella di aprirsi alla frequentazione per consentire al pubblico di fruire le meraviglie dell’ambiente e di imparare a conoscerne i valori. Spesso però i due principi possono essere addirittura antitetici, si può parlare di veri e propri conflitti, se non si adottano apposite strategie di gestione capaci di armonizzare gli intenti conservazionistici con la necessità di apertura alla frequentazione e al turismo.
Tra il 30 settembre e il 1 ottobre scorsi, si è svolto a Cuneo il seminario conclusivo del progetto Interreg Alcotra BiodivTourAlps, che durante la programmazione europea 2021-2027 ha riunito gli sforzi e il lavoro di 7 parchi regionali e nazionali distribuiti lungo le Alpi occidentali tra Italia e Francia. L’incontro organizzato dalle Aree Protette delle Alpi Marittime ha visto la partecipazione di tutti i partner di progetto tra cui le Aree Protette delle Alpi Cozie, il Parco Regionale delle Alpi Liguri, il Parco Nazionale del Gran Paradiso e i parchi nazionali francesi di Mercantour, Ecrins e Vanoise.
Nel corso della prima giornata, i lavori si sono svolti presso l’Auditorium Foro Boario con la presentazione delle principali azioni che ciascun partner ha sviluppato nell’ambito del progetto. Le Aree Protette delle Alpi Cozie hanno illustrato il lavoro svolto nei punti informativi estivi di Ser Blanc all’ingresso del Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand e del Baracot all’ingresso del Parco Naturale della Val Troncea e dei punti di presidio lungo la Strada Provinciale dell’Assietta dove vengono fornite a turisti e visitatori informazioni utili sulla fruizione dei Parchi da accompagnatori naturalistici dotati di competenze specifiche anche sugli aspetti ecologici dei territori. L’altra tematica sviluppata nei Parchi delle Alpi Cozie riguarda la misurazione del traffico motorizzato sulla Strada dell’Assietta tramite due appositi strumenti posizionati nei due punti di accesso che hanno registrato i passaggi di veicoli per 3 estati consecutive fornendo dati preziosi che potranno guidare future strategie di gestione dei flussi nel rispetto delle esigenze sia ecologiche, sia delle diverse categorie di fruitori.
Per quanto riguarda gli altri parchi, anche il Parco Nazionale del Gran Paradiso ha lavorato sul tema del traffico veicolare sulla strada che conduce al Colle del Nivolé da Ceresole Reale dove è stato inserito un limite massimo di veicoli che, previa prenotazione, possono percorrere la carrozzabile tutti i giorni nei mesi estivi. Di gestione dei flussi di visitatori si è occupato il personale del Parc National des Ecrins, che ha avviato un progetto per organizzare i frequentatori che pernottano in tenda all’interno del territorio protetto. In particolare, nella zona del lago di Lauvitel, dove il fenomeno aveva raggiunto dimensioni problematiche, si è deciso di delimitare un’area specifica in cui autorizzare il campeggio, cercando di alleggerire il resto dell’area riparia.
Di laghi si è occupato, in maniera simile, il Parc National du Mercantour dove la frequentazione dei bacini d’acqua dolce in quota ha conosciuto un notevole incremento con conseguenze sugli ecosistemi acquatici e circostanti. Per comprendere meglio le abitudini dei fruitori e le loro motivazioni è stato elaborato un complesso questionario qualitativo che servirà a orientare le politiche di gestione in futuro. Analogamente, il Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri ha misurato per due stagioni estive il numero di frequentatori che raggiungono i laghetti di Rocchetta Nervina in estate per godere del refrigerio dell’acqua in un’area paesaggisticamente molto pregiata. Parte dello studio è anche stata dedicata alla quantificazione dell’inquinamento acustico prodotto da attività come il canyoning sulla popolazione ittica del torrente Barbaira.
Infine, due progetti di carattere comunicativo presentati dalle Aree Protette delle Alpi Marittime e dal Parc National de la Vanoise. Il primo consiste in un lavoro di sensibilizzazione dei professionisti della montagna (Guide alpine, accompagnatori di media montagna) con l’obiettivo di trasmettere una cultura della protezione ambientale a coloro che accompagnano i turisti e, a caduta, ai loro clienti. Il secondo lavoro è stato gestito dal parco francese con l’obiettivo di diffondere su Instagram una serie di contenuti incentrati su una frequentazione rispettosa delle aree naturali all’interno dei Parchi. Attraverso una partnership con il portale francese Loomi, dedicato alla promozione dell’attività outdoor, sono stati pubblicati post e reel su norme, accortezze e precauzioni da adottare quando ci si avventura all’interno di un’area protetta e in montagna in generale.
La giornata del 1 ottobre è stata dedicata al tema dei rifugi come luoghi privilegiati per sensibilizzare i frequentatori della montagna e dei parchi alle conseguenze del cambiamento climatico. Le attività avrebbero dovuto svolgersi presso il Rifugio Valasco, nel Parco Naturale delle Alpi Marittime, ma il maltempo ha consigliato organizzatori e partecipanti a restare a bassa quota in frazione Sant’Anna di Valdieri. Tra le presentazioni, significativo è stato il progetto elaborato in Francia da un coordinamento di associazioni, denominato Refuges Sentinelles con l’obiettivo di porre queste strutture al centro di un flusso dalla comunità scientifica ai fruitori della montagna per trasmettere al pubblico conoscenze su come preservare un ambiente particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici, ma al contempo in senso opposto per consentire a studiosi e ricercatori di conoscere con maggior attenzione le abitudini e i comportamenti degli appassionati di montagna.
Da un punto di vista più concreto di adattamento alla crisi climatica, le Aree Protette delle Alpi Marittime hanno illustrato un manuale sviluppato in collaborazione con Cipra Italia sulle buone pratiche per la gestione sostenibile dei rifugi. Un documento che ha raccolto dati, analisi scientifiche e una grande mole di casi studio già messi in pratica in varie zone delle Alpi per supportare proprietari e gestori di rifugi a gestire la carenza di acqua che sta diventando una problematica sempre più diffusa.
A conclusione della due giorni, un dibattito costruttivo tra personale tecnico dei diversi parchi, guardiaparco, gestori di rifugio e Guide alpine ha sottolineato le differenze normative, organizzative, territoriali e di frequentazione che esistono tra ciascun ente, ma ha consentito a tutti i presenti di prendere consapevolezza dell’impegno e dello sforzo che tutti gli attori stanno impiegando nel tentativo di trovare soluzioni adattabili a ciascuna realtà per gestire i flussi turistici a difesa degli equilibri ecologici senza danneggiare le attività locali e cercando di limitare i conflitti.