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L'erbario Malan

Ultimo aggiornamento: June 4, 2026

di Guido Teppa e Debora Barolin

Una pregevole collezione

L’erbario Malan è costituito da tre pacchi di campioni, ciascuno costituito da due sottili pannelli di compensato che, insieme a una cinghia di stoffa, racchiudono le cartelle dedicate alle diverse famiglie. Queste cartelle di carta lucida riportano il nome della famiglia scritto a penna stilografica su un cartellino di dimensioni 145 x 45 mm circa, affisso sulla cartella con due spilli verticali. All’interno della cartellina sono custoditi i fogli d’erbario in cartoncino bianco oggi ingiallito dal tempo, dal convenzionale formato A3 (297 x 420 mm).

Per ogni specie Carlo Enrico Malan raccolse in media da uno a cinque esemplari, comprensivi di tutte le parti della pianta utili alla determinazione, e li dispose accuratamente sul foglio d’erbario, fissandoli mediante piccole strisce di carta fermate da uno spillo. In basso a destra il foglio veniva completato con l’etichetta (135 x 80 mm) su cui si legge l’intestazione a stampa: “HERBARIUM VALLIUM VALDENSIUM PEDEMONTII – Dottor Carlo Enrico MALAN”. Ad eccezione dell’intestazione, l’etichetta non riporta altri campi predefiniti a stampa, e tutte le informazioni in essa contenute sono dattiloscritte con macchina da scrivere mediante inchiostro nero o blu, con qualche rara correzione a matita: il nome della specie è sempre seguito da altri dati che, senza un ordine preciso, riportano generalmente: comune di raccolta, località, habitat, quota, data di raccolta, “legit” o “Racc.” ad indicare colui che raccolse il campione, e “Det.” o “Deter” seguito dal nome del botanico che determinò la specie.

Raccolta e catalogazione

La firma a penna stilografica di tutti i cartellini evidenzia che tutti i campioni furono raccolti da Malan. Il 30% dei campioni fu determinato dallo stesso Malan, il quale si affidò invece a Pietro Fontana per determinare il 70% delle specie. Il contributo di Fontana nella determinazione dei campioni di questa collezione d’erbario ne impreziosisce certamente il valore scientifico, considerando la rinomata esperienza di Fontana (1876-1948) nell’ambito della comunità scientifica dell’epoca. Egli, infatti, collaborò con il Professor Oreste Mattirolo (1856-1947) per le ricerche floristiche in Valle di Susa e nelle Cinque Terre, con Giuseppe Gola (1877-1956) per gli studi sulla flora e sulla vegetazione della Val Maira, nel 1929 pubblicò il censimento floristico della Val Sangone e le sue raccolte confluirono nelle collezioni dell’Erbario di Torino.

Lo stesso Fontana si occupò di intercalare i campioni crittogamici e fanerogamici degli erbari di Giovan Battista Romano (1810-1877), dell’Abate Antonio Carestia (1825-1908) e dell’avvocato Francesco Negri (1841-1924), costituendo certamente una figura di riferimento per il giovane Malan, considerato anche il fatto che Fontana fu custode dell'Orto Botanico di Torino dal 1907 al 1922, nonché tecnico – conservatore dello stesso Orto fino alla data della sua morte, avvenuta il 28 dicembre 1948.

Le etichette d’erbario raccontano inoltre l’intreccio della vita di Malan con quella di un’altra figura di spicco delle valli valdesi: Rodolfo Rollier (Torre Pellice, 1887-1945). Rollier fu un noto alpinista e amante delle Alpi valdesi nelle loro molteplici sfaccettature, e si dedicò non soltanto alla frequentazione alpinistica ed escursionistica delle montagne di casa, bensì all’apicoltura, all’entomologia e alla botanica, a lui sono attribuite una raccolta di insetti e un erbario (R. Rollier, Rodolfo Rollier, in «La beidana», 48, 2003). È possibile che Malan conoscesse e stimasse Rollier, cosa suggerita peraltro dai due esemplari dell’erbario di Malan (campioni delle specie Polygonum alpinum e Veratrum album) che furono raccolti al Prà (Bobbio Pellice) rispettivamente nel 1930 e 1936, durante quelle che furono presumibilmente due piacevoli escursioni condivise tra i due.

Nella porzione in basso a destra dell’etichetta sono riportate (talvolta a macchina da scrivere, talaltra con penna stilografica) la numerazione della specie secondo Fiori A. - Nuova flora analitica d'Italia e l’abbreviazione della famiglia di appartenenza. Solo per alcune famiglie il riferimento alla numerazione del Fiori è riportato anche sull’etichetta della relativa cartella, mediante numeri scritti con pastello di colore rosso. È probabile che Malan, quando iniziò ad apprezzare l’ampliamento della propria collezione d’erbario, abbia sviluppato l’intenzione di ordinare tutta la collezione con rigorosi criteri sistematici uniformi, per garantire una maggior facilità di consultazione dei campioni.

Le erborizzazioni di Malan si concentrarono per lo più nel territorio di Bobbio Pellice (49 % dei campioni), e in misura minore in svariate località di Torre Pellice (23 %), Angrogna (12 %), Villar Pellice (9 %), Luserna San Giovanni (5 %), Rorà (1 %) e avvennero tra aprile e ottobre del 1936 e tra marzo e novembre del 1937. Due soli campioni risalgono rispettivamente al 1930 e al 1934, mentre per sei campioni non è riportata la data di raccolta. Nella tabella si riportano i principali luoghi di erborizzazione di Malan.


La collezione

E' composta da 269 campioni afferenti a 258 specie vegetali suddivise in 168 generi e 54 famiglie. Il 97% delle specie è costituito da Angiosperme (le c.d. “piante a fiore”), il 2% da Pteridofite (felci, equiseti e licopodi), l’1% da Gimnosperme (conifere). Tra le Angiosperme si annoverano 213 specie di Dicotiledoni (afferenti a 43 famiglie) e 37 specie di Monocotiledoni (afferenti a 7 famiglie). Le famiglie maggiormente rappresentate sono le Compositae (11,9% dei campioni), le Leguminose (7,8%), Labiatae (5,6%), Liliaceae (5,2%), Caryophyllaceae (4,8%) e Ranunculaceae (4,5%).

La collezione annovera specie interessanti quali Silene vallesia L., endemica delle Alpi occidentali a ridotta distribuzione, Primula hirsuta All., Carex brizoides L., Asperula cynanchica L., Seseli libanotis (L.) W.D.J. Koch, Festuca heterophylla Lam., Streptopus amplexifolius (L.) DC., Acer opalus Mill., e sette specie di Orchidee: Listera ovata R. Br., Orchis tridentata Scop., Orchis sambucina L., Orchis mascula L., Orchis maculata L. (=Dactylorhiza maculata (L.) Soó), Platanthera bifolia (L.) Rich. e Gymnadenia albida Rich.

L'ambiente di raccolta

Se contestualizzata nei primi decenni del ‘900, è singolare l’attenzione rivolta da Malan alla descrizione particolareggiata della località e dell’ambiente di raccolta: non di rado, infatti, egli riporta informazioni circa il substrato (es. “terreno molto umido e abbondante”, “terreno siliceo”, “terreni incolti argillosi”, “poco terriccio fra le rocce gneiss – granitici”, “fra rocce detritiche e scist.”), e l’ambiente (es. “prato ancora invaso dalla neve”, “nei muri di sostegno dei prati in luoghi un po’ riparati”) e per la quasi totalità dei campioni indica la quota di raccolta (compresa tra i 550 m s.l.m. lungo il torrente Pellice a Torre Pellice e i 2413 m s.l.m. nei pressi di Col Pourcel). Ciò denota che Malan ben conosceva l’influenza dei fattori climatico-ambientali sulla distribuzione della flora ed era consapevole dell’importanza di tali dettagli nell’intento di fornire dati di buon valore scientifico.

L'erbario oggi

A distanza di quasi un secolo possiamo affermare che questi semplici campioni d’erbario non si limitano ad essere una raccolta d’importanza storico-culturale che testimonia il contributo delle valli valdesi allo studio e alla conoscenza delle scienze naturali, ma sono anche un utile strumento per studi contemporanei sulla conoscenza delle dinamiche di vegetazione: sono infatti molteplici, soprattutto in ambienti di alta quota, le ricerche che utilizzando i dati relativi alla quota di rilievo delle specie vegetali, studiano le dinamiche di adattamento della flora ai cambiamenti climatici, e in questo contesto Malan si dimostrò lungimirante quanto pochi botanici del suo tempo, fornendo agli studiosi contemporanei preziose indicazioni sulle quote di distribuzione di numerose specie, una banca dati essenziale per lo studio di cambiamenti attuali e proiezioni future.

Un patrimonio custodito dalle Aree Protette delle Alpi Cozie

La collezione d’erbario di Malan è stata donata all’Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie dalla Famiglia Malan-Benech in memoria di Elena Margherita Benech (1973-2021) che ereditò la passione del nonno Carlo e sulle cui ricerche basò i suoi studi botanici.

Dato il concomitante avvio del progetto Herb-to-change, per la digitalizzazione dell’Erbario dell’Università di Torino, si è voluto dar voce al valore storico, culturale e scientifico della collezione di Malan, mediante l’inclusione dell’erbario delle valli valdesi in questo ampio progetto che rende fruibili le fatiche di Malan a qualsiasi utente, curioso, appassionato o studioso che abbia accesso a un computer connesso alla rete internet.

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