Nel corso dell’estate 2026, che si sta rivelando la più calda di sempre e una tra le più siccitose nelle Alpi occidentali, l’Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Cozie è impegnato in tre principali progetti dedicati all’acqua che, anche in montagna, sta diventando un tema sempre più centrale dal punto di vista degli equilibri ecologici e per quanto riguarda la gestione delle attività umane in quota e della sicurezza di chi abita e frequenta le terre alte.
Nelle Alpi, i laghi e le zone umide rappresentano straordinari contesti di elevata biodiversità, oltre a preziosi bacini di accumulo dell’acqua, capaci di ospitare una molteplicità di specie animali e vegetali profondamente differenziate da quelle presenti nei territori circostanti. Nell’ambito del progetto Alcotra Aclimo, di cui le Aree Protette delle Alpi Cozie sono partner insieme ad altri enti parco di Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Francia, si sono svolte attività di studio e di conservazione sui laghi Fontana Fredda, Foiron e Lago Nero nell’area del Sito Rete Natura 2000 Cima Fournier e Lago Nero, e su i laghi Laus e Manica nel Parco Naturale Orsiera Rocciavré.
Nel corso delle estati 2025 e 2026, i Parchi delle Alpi Cozie hanno condotto una serie di studi sulle caratteristiche morfologiche e biologiche dei laghi, in collaborazione con il Centro Bioaqua dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, e sulla flora e fauna presenti nei dintorni. L’obiettivo è sviluppare una serie di strategie per conservare il valore naturalistico di questi ambienti estremamente fragili di fronte alla crisi climatica in atto con inverni meno nevosi ed estati più secche. Il principale aspetto che è stato rilevato dai monitoraggi condotti su questi laghi alpini sono le elevate temperature misurate nei mesi estivi – con anomalie fino a 5 gradi superiori a quanto ci si dovrebbe attendere – che favoriscono la comparsa di fioriture algali. In aggiunta, non bisogna sottovalutare l’impatto rappresentato dalla presenza di specie ittiche introdotte prevalentemente per motivi di pesca poiché in condizioni naturali i laghi alpini di origine glaciale sarebbero privi di pesci che, dove presenti, esercitano una pressione importante predando ovature e larve di anfibi e insetti acquatici. I monitoraggi, al contempo, hanno rilevato la presenza di specie vegetali e animali di pregio che giustificano l’adozione di misure di tutela che rappresentano le prossime azioni da intraprendere.
Nei periodi di grande siccità, l’attenzione mediatica si concentra tipicamente su fiumi e agricoltura di pianura ignorando le conseguenze drammatiche che si registrano in montagna, in particolare su un settore produttivo, la pastorizia, che occupa un ruolo molto importante non solo dal punto di vista economico, ma anche nella conservazione degli equilibri ecologici. L’antica tradizione della transumanza estiva ha infatti plasmato per secoli gli ambienti d’alta quota e le praterie alpine favorendo lo sviluppo di particolari ecosistemi grazie all’interazione tra flora e fauna. In questo contesto la presenza dell’acqua resta fondamentale sia per abbeverare il bestiame, sia per la vegetazione dei pascoli e non ultimo per l’attività di caseificazione. L’attuale assenza di precipitazioni rischia di compromettere la monticazione costringendo i pastori a riportare anticipatamente a valle il bestiame. Obiettivo statutario delle Aree Protette regionali è anche la tutela della attività economiche tradizionali della montagna proprio perché in grado di generare una ricaduta positiva sull’economia dei territori e sulla tutela dell’ambiente.
Ancora nell’ambito del progetto Alcotra Aclimo, i Parchi delle Alpi Cozie hanno affrontato la questione che diventa sempre più cruciale per l’individuazione di strategie di adattamento alla crisi climatica. Come prima azione è stato realizzato un catalogo di buone pratiche adottate negli alpeggi all’interno dei Parchi e delle Aree Protette partner di progetto per contrastare la carenza di acqua. Si tratta di un libretto intitolato Adattarsi alla carenza d’acqua in alpeggio che fornisce informazioni scientifiche sull’effettiva riduzione delle precipitazioni nelle Alpi e informazioni tecniche, comprensive di valutazioni economiche e analisi dei pro e contro, sulle diverse soluzioni da adottare per incrementare la disponibilità di acqua presso gli alpeggi e direttamente nelle zone di pascolo. L’obiettivo ha anche una valenza ecologica per ridurre l’impatto del bestiame sui laghi alpini e sulle zone umide dove vanno ad abbeverarsi con conseguenze spesso negative da un punto di vista ecologico.
Le prossime attività vedranno una serie puntuale di interventi presso alpeggi campione per migliorare l’efficienza e l’efficacia dei sistemi di gestione dell’acqua.
Come emerge regolarmente dopo piene improvvise e alluvioni, gli effetti della crisi climatica provocano un generalizzato calo delle precipitazioni e, al contempo, un’intensificazione dei fenomeni estremi come temporali violenti e piogge torrenziali che si concentrano nello spazio e nel tempo provocando danni sugli assetti idrogeologici e, spesso, vittime.
Dopo una lunga fase progettuale, nell’estate del 2026 sono iniziati i lavori per la riqualificazione fluviale del Torrente Chisone con l’obiettivo di ripristinare la naturalità degli ambienti acquatici per aumentare la resilienza del territorio interessato agli eventi idrologici estremi e per prevenire il depauperamento degli ecosistemi. Il progetto, presentato dalle Aree Protette delle Alpi Cozie, è finanziato dal bando FESR della Regione Piemonte con un contributo della Compagnia di San Paolo e la coprogettazione dell’Unione Montana Comuni Olimpici. Il primo lotto è situato nel Parco Naturale della Val Troncea dove è in programma la sostituzione delle vecchie briglie in cemento armato costruite negli anni ‘50 e ormai in precario stato di conservazione. Le opere avevano la funzione di regimare le acque per la prevenzione dei fenomeni alluvionali, ma rappresentavano al contempo barriere invalicabili per l’ittiofauna e ostacoli per lo sviluppo della vegetazione spondale. Grazie a innovative tecniche di ingegneria naturalistica verrà riprofilato l’alveo con soluzioni maggiormente naturali in grado di ripristinare le connessioni ecologiche garantendo la sicurezza dell’alveo anche in occasione di piene improvvise ed estreme.
Comunicato stampa