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Zecche: piccole e subdole frequentatrici dei nostri boschi

15 Aprile 2026
Zecca in azione

Zecca in azione

Con gli inverni sempre meno freddi e la primavera che avanza, iniziano le segnalazioni di incontri ravvicinati con zecche.

Questi parassiti ematofagi, appartenenti alla classe degli aracnidi, si nutrono normalmente sulla fauna selvatica e domestica ma non disdegnano l'uomo qualora ne entrino a contatto.

Vivono in montagna così come in collina o in pianura. Si trovano sull’erba e sugli arbusti, soprattutto nei boschi, in ambienti umidi e freschi frequentati dagli animali selvatici, fino a oltre 1800 metri di quota.

Il periodo di massima attività è maggio-ottobre, ma a causa degli inverni sempre più miti è possibile trovarle anche in altri momenti.

Aspettano il passaggio di un ospite per attaccarsi e compiere il pasto di sangue che può durare alcuni giorni, poi cadono spontaneamente a terra.
Non saltano e non volano!
Il loro morso non è doloroso, quindi spesso non ci si accorge della loro  presenza.

Ogni anno l'Ente Parco, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università degli studi di Torino, esegue monitoraggi ripetuti che rilevano un graduale aumento della quota a cui si può ritrovare il parassita e un incremento del rischio di trasmissione di patologie all’uomo.
Le indagini mirano a valutare il rischio per i fruitori dei parchi (personale interno, turisti, escursionisti, cercatori di funghi...) di venire a contatto con zecche vettori di patogeni come Borrelia burgdorferi, agente della malattia di Lyme nell’uomo.

La puntura di zecca non va mai sottovalutata. Dato che la sua presenza è sempre più abbondante e diffusa, è importante sapere come evitare o come affrontare l'eventuale morso, per non rischiare malattie che possono anche rivelarsi serie.

Prevenire è meglio che curare!

  • Per ridurre significativamente la possibilità di incontrare zecche è preferibile camminare su sentieri battuti evitando le zone ricche di sottobosco e erba alta, indossare pantaloni lunghi di colore chiaro (per individuarle immediatamente qualora si entri in contatto), indumenti stretti su polsi e caviglie, scarpe chiuse.
  • Può essere utile applicare prodotti repellenti sulla cute e sugli abiti. Evitare di sdraiarsi o appoggiare l’equipaggiamento (es.zaino) o gli indumenti a terra.
  • Dopo escursioni in luoghi a rischio, è indispensabile imparare a controllare attentamente tutto il corpo per verificarne l'eventuale presenza.
  • Per estrarre la zecca è preferibile impiegare specifiche pinzette (molto efficaci quelle a forma di piede di porco) afferrandola vicino alla pelle, tirando delicatamente con una leggera torsione.
  • Prima di asportare il parassita non schiacciarlo o applicare sostanze irritanti (alcool, petrolio, olio), potrebbe rigurgitare il sangue aumentando il rischio di infezioni.

L'asportazione precoce della zecca è fondamentale per impedire la trasmissione di agenti infettivi.

  • La porzione di cute interessata dalla puntura va disinfettata solo dopo l'estrazione e tenuta sotto controllo per 30-40 giorni per assicurarsi che non compaiano rossore, gonfiore o altri sintomi. In tal caso è necessario RIVOLGERSI AL MEDICO segnalando che si è stati morsi da zecca.
  • Segnare sul calendario la data del morso e conservare la zecca in congelatore in un foglio di alluminio o in un barattolino: in caso di sintomi la zecca potrà essere identificata e/o analizzata per la ricerca di organismi patogeni.

Zecche istruzioni per l'uso è l'opuscolo informativo curato dai Parchi delle Alpi Cozie in collaborazione con professori e ricercatori del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università degli studi di Torino, realizzato graficamente da Christian Belletti. Un importante strumento dove trovare risposte chiare e precise alle domande più comuni: Cosa sono le zecche? Come sono fatte? Dove vivono? Come proteggersi? Cosa fare in caso di puntura? Sono pericolose? Cosa si sta facendo?

Ricordiamo che una quota del contributo del 5x1000 all'Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Cozie è finalizzata a questa ricerca.
Puoi contribuire inserendo il codice fiscale 94506780017 nella casella Finanziamento della Ricerca Scientifica e dell'Università della tua dichiarazione dei redditi.