Oltre 25.000 chilometri di transetti percorsi, migliaia di segni di presenza raccolti sul terreno e centinaia di campioni genetici analizzati in laboratorio. Sono alcuni dei numeri che raccontano l’imponente lavoro di monitoraggio del lupo svolto in Piemonte negli ultimi due anni. I risultati sono raccolti nel nuovo report Il lupo in Piemonte 2023-2025, realizzato nell’ambito del progetto europeo LIFE WolfAlps EU e delle attività successive dell’AfterLIFE Plan, che offre un quadro aggiornato sullo stato della popolazione e sulle attività di monitoraggio svolte negli ultimi due anni.
Il monitoraggio è coordinato nell’ambito del Network Lupo Piemonte, una rete che coinvolge enti gestori di aree protette, tra cui i Parchi delle Alpi Cozie, università, Carabinieri Forestali, tecnici faunistici e numerosi volontari. Nel solo inverno 2023-2024 hanno partecipato alle attività oltre 600 operatori appartenenti a circa cinquanta enti e organizzazioni. Le attività di campo prevedono il rilevamento sistematico dei segni di presenza lungo transetti prestabiliti, l’uso di fototrappole e la raccolta di campioni biologici per le analisi genetiche non invasive.
Nel 2023-2024, anno di monitoraggio intensivo, sono stati raccolti quasi 10.000 segni di presenza attribuibili al lupo. L’anno successivo, 2024-2025, il monitoraggio è proseguito con modalità estensiva e ha comunque consentito di registrare oltre 6.000 segni di presenza, confermando una distribuzione ormai capillare della specie nelle aree montane della regione.
Le analisi genetiche svolgono un ruolo centrale per comprendere la struttura della popolazione. Nel campionamento 2023-2024 sono stati analizzati più di 1.400 campioni biologici, che hanno permesso di identificare 365 individui diversi e di ricostruire relazioni di parentela e movimenti tra branchi. Queste informazioni costituiscono la base per stimare consistenza e dinamica della popolazione alpina.
A scala più ampia, i modelli di stima indicano che nel settore alpino centro-occidentale – Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta – la popolazione ha raggiunto circa 768 individui, in crescita rispetto ai circa 680 stimati nel monitoraggio 2020-2021. L’incremento corrisponde a un tasso medio di crescita annuo di circa il 4%, segnale di una popolazione ancora in aumento ma con dinamiche che tendono progressivamente alla stabilizzazione nelle aree montane occupate da più tempo.
Nel territorio della provincia di Torino e delle Aree Protette delle Alpi Cozie il monitoraggio ha fornito informazioni particolarmente interessanti sulla dinamica della specie documentando anche due interessanti casi di dispersione. Il primo che riguarda una lupa originaria dell’alessandrino e insediatasi in Val di Susa, mentre il secondo è il caso di un giovane maschio campionato in Val Chisone e poi ritrovato in Val Vermenagna/Pesio dove occupa il ruolo di alpha nel branco. Al contempo, il report riporta 5 casi accertati di ibridazione lupo-cane di cui 2 avvenuti in Val di Susa. Si tratta di episodi rari ma attentamente monitorati perché possono rappresentare un elemento di criticità per la conservazione della specie.
Il report dedica spazio anche al tema della mortalità dei lupi, fenomeno che continua a essere registrato ogni anno e che è spesso legato a cause di origine antropica, in particolare agli investimenti stradali. Il monitoraggio delle carcasse e delle cause di morte rappresenta un tassello importante per comprendere le dinamiche della popolazione e individuare eventuali fattori di rischio sul territorio.
Tra le attività di prevenzione e tutela rientra anche il lavoro delle unità cinofile antiveleno, impegnate nel contrasto all’uso illegale di esche e bocconi avvelenati. In Piemonte operano diverse squadre specializzate e due di queste fanno capo alle Aree Protette delle Alpi Cozie, contribuendo alle attività di controllo e bonifica del territorio in collaborazione con i Carabinieri Forestali.
Nel complesso, i risultati del monitoraggio 2023-2025 evidenziano il valore di un sistema di monitoraggio ormai consolidato, basato sulla collaborazione tra istituzioni, ricercatori e operatori del territorio, fondamentale per seguire nel tempo l’evoluzione di una specie tornata a occupare stabilmente gli ecosistemi montani.
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