Ultimo aggiornamento: 4 juin 2026
di Domenico Rosselli
La vita del Prof. Carlo Enrico Malan (1910-1996) attraversa tutto il ‘900 e incrocia le figure più rappresentative della botanica piemontese del secolo, facendone a sua volta parte con un apporto importante a livello scientifico e didattico.
Carlo Emilio Malan nasce a Torino il 2 novembre 1910 da una famiglia di solide origini protestanti: una delle nonne era svizzera tedesca originaria del cantone Appenzell. L’educazione ricevuta plasmò profondamente il suo carattere, facendone un uomo di rigidi principi e solide convinzioni; i suoi studi, iniziati nel Collegio Valdese di Torre Pellice, proseguono presso la Facoltà di Scienze Naturali a Torino. Frequenterà poi nel periodo bellico anche la Scuola Ufficiali dell’Accademia Militare divenendo capitano di artiglieria alpina, decorato con la croce al merito militare.
Nel 1936 si sposa con Adelina Gonnet, originaria della borgata di Purracira in val Pellice: si erano conosciuti appena quattordicenni sui banchi del Collegio Valdese di Torre Pellice e lei, di più umili origini, era poi andata a servizio presso una famiglia borghese milanese. La distanza sociale e fisica non li scoraggiarono né separarono e per dodici anni mantennero fede alle loro promesse di adolescenti fino al matrimonio coronato poi dalla nascita della figlia Maria Luisa, condividendo fino alla fine delle loro vite una storia d’amore durata ben settantadue anni.
Informazioni di dettaglio sulla carriera accademica di Carlo Emilio Malan si possono trarre dal ricordo redatto dal prof. Annibale Gandini: terminato il corso di laurea in Scienze Naturali, si forma alla scuola dei prof. Carlo Cappelletti e Beniamino Peyronel come assistente alla cattedra di Botanica e poi a quella di Patologia Vegetale. Dopo la parentesi bellica, al suo rientro a Torino viene nominato assistente di ruolo e nel 1951 succede a Beniamino Peyronel alla cattedra di Microbiologia Agraria e Tecnica nel Corso di Laurea in Scienze Agrarie, insegnamento che terrà fino al 1975, anno in cui termina la sua carriera accademica per raggiunti limiti di età. Il suo impegno non si limitò all’attività di docente: nel 1957 fondò l’Istituto di Microbiologia agraria e tecnica, frutto di un suo personale progetto e da lui attrezzato e diretto con competenza ed equilibrio, gestendo al meglio le esigue risorse disponibili. Si occupò inoltre della organizzazione e direzione della Biblioteca della Facoltà di Agraria costituita nel 1951, cui fornì un importante iniziale patrimonio di testi e riviste. Per un quinquennio fu altresì Direttore della II Sezione del Centro di Studio per la Micologia dl terreno del Consiglio Nazionale delle Ricerche e Consigliere Scientifico del Centro di Studi dei Microrganismi autotrofi di Firenze, sempre del C.N.R.
Importante è stata anche la sua produzione scientifica, consistente in quaranta pubblicazioni sperimentali che spaziano dalla Botanica alla Patologia vegetale e ai diversi aspetti della Microbiologia generale, agraria e industriale, oltre alla realizzazione dell'erbario custodito dalle Aree Protette delle Alpi Cozie. Il prof. Malan fu socio ordinario dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino e della Società Botanica Italiana, dichiarandosi sempre comunque molto legato all’Accademia di Agricoltura di Torino, di cui entrò a far parte, come accademico corrispondente, nel 1953 fino al conferimento della qualifica di socio emerito nel 1990 e gestì con prestigio il corso di Microbiologia enologica, curandone le esercitazioni per tutto il primo decennio del Corso di Specializzazione in Viticoltura ed Enologia della facoltà di Agraria nonché il corso di Microbiologia industriale nell’ambito della Scuola di Specializzazione in Microbiologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino dal 1969 al 1975.
Per venticinque anni fu docente molto apprezzato dai suoi allievi per la sua capacità espositiva e la costante e sempre aggiornata preparazione; delle sue capacità didattiche fruirono anche i due nipoti ai quali, in occasione delle camminate in montagna nella mai dimenticata Val Pellice, insegnava i nomi di fiori e piante oltre ai primi rudimenti dello sci.
Colpito da un male da lui affrontato con la forza e la dignità che lo avevano sempre contraddistinto, muore il 26 marzo 1996 a Luserna S. Giovanni, in val Pellice, seguito un anno dopo dalla moglie Adelina, ambedue al fine una vita intensa e piena, contenti di essere diventati due volte bisnonni.
Un ritratto di Carlo Enrico Malan.