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Alla ricerca del ghiaccio perduto sui Laghi di Avigliana

08 Gennaio 2026

Giovedì 8 gennaio 2026. I meteorologi affermano che l’ondata di freddo – probabilmente una delle più significative da oltre 10 anni – ha raggiunto il proprio culmine registrando nella notte temperature minime di -9 °C ad Avigliana e -8 °C a Trana, secondo i rilevamenti di Arpa Piemonte. Eppure sulla superficie dei Laghi di Avigliana si vede ancora poco ghiaccio. Le cronache raccontano di tempi in cui il Lago Piccolo si attraversava con i carri o di quando fu percorso a bordo di una Fiat Topolino nel 1966, mentre la storia più recente ci dice che gli ultimi eventi più significativi di congelamento risalgono agli inverni del 2006 e del 2012. 

Ma quali sono le dinamiche naturali che determinano questi fenomeni di cui osserviamo gli effetti ormai sempre più di rado? Ne abbiamo parlato con Remo Tabasso, studioso della storia naturale dei Laghi di Avigliana e vicepresidente del Consiglio delle Aree Protette delle Alpi Cozie e con Daniele Cat Berro della Società Meteorologica Italiana (www.nimbus.it). 

«Al di là degli eventi estremi che, in quanto tali, non ci consentono di tracciare delle tendenze a lungo termine – racconta Tabasso – possiamo affidarci alle osservazioni scientifiche e alla memoria storica per affermare che i Laghi di Avigliana ghiacciavano molto più spesso in passato rispetto a oggi. Io ho 73 anni, durante la mia infanzia e gioventù la superficie del Lago Piccolo congelava quasi tutti gli inverni. A oggi sono trascorsi quasi 13 anni dall’ultima volta, evidentemente a causa del cambiamento climatico e dell’aumento delle temperature medie. Normalmente il momento in cui le acque dei laghi misurano la temperatura più bassa è intorno a febbraio quando la dispersione termica ha raggiunto il suo apice nel corso di gennaio, cioè il mese più freddo. E’ questo, quindi, il periodo in cui è più probabile il fenomeno del congelamento, in concomitanza con le ondate di clima più rigido, soprattutto sul Lago Piccolo che è meno profondo del Lago Grande, con una massa di acqua quasi 4 volte inferiore e una riserva termica minore»

«A proposito dell’ondata di freddo che abbiamo registrato in questo inizio di anno – afferma Cat Berro – dobbiamo dire che non ha assunto caratteri così straordinari se pensiamo agli inverni di non molti anni fa. Oltretutto, ha fatto seguito al mese di dicembre più mite degli ultimi 200 anni, soprattutto nell’Italia di nord ovest, dove si è registrata un’anomalia di circa 3 °C superiori alla media del periodo. Evidentemente questa congiuntura ha influenzato anche i Laghi di Avigliana le cui acque, più calde del solito, non si sono congelate nonostante le temperature dell’aria abbondantemente negative. Per tracciare un bilancio definitivo dovremo attendere la fine dell’inverno ma l’unico aspetto certo è che anche i Laghi di Avigliana sono un indicatore molto preciso della drammaticità della crisi climatica che stiamo vivendo».