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Penna, pennino e calamaio in vetrina all'Hotel Dieu

March 3, 2026

Terminato il Carnevale, ha trovato spazio nella vetrina dell'Hotel Dieu una nuova esposizione, realizzata dall'Ecomuseo Colombano Romean, dedicata agli strumenti di scrittura di un tempo. 

Una collezione di penne e più di 20 calamai in vetro e metallo dei primi anni del 1900 recentemente donata dalla famiglia di Agnes Dijaux, collaboratrice dell'Ente nell'ambito dello sportello linguistico francese, raccontano un altro pezzo della nostra storia e ci riportano al concetto di "Paradosso alpino", quel fenomeno culturale definito dagli antropologi, secondo il quale il livello di istruzione e di apertura intellettuale di una comunità aumenta salendo di quota.
Lo stereotipo della comunità alpina come una realtà chiusa e intellettualmente limitata è infatti completamente ribaltato dalla storia degli Escartons: una delle prime forme di democrazia partecipata, nata ufficialmente nel 1343 e che sarebbe durata ben 370 anni fino alla firma del trattato di Utrecht. Con la firma da parte del Delfino Umberto II della Grand Charte des libertés venivano riconosciute a cinque comunità delle Alpi Cozie (Oulx, Pragelato, Briançon, Queyras e Casteldelfino) libertà e autonomie fiscali e amministrative inimmaginabili per l'epoca.

Gli abitanti degli Escarton erano uomini liberi e godevano di privilegi fino ad allora ad esclusivo appannaggio del signore feudale come il diritto di gestire la giustizia, di amministrare autonomamente le risorse del territorio, tra cui boschi e acque, la trasmissione ereditaria delle proprietà privata o la possibilità di effettuare transazioni economiche. Per districarsi tra tutti questi impegni era indispensabile sapere leggere, scrivere per mettere la propria firma e fare i conti.

L'istruzione era una prerogativa fondamentale per queste comunità. Anche le più piccole borgate avevano una scuola che rimaneva aperta da ottobre a aprile. Gli insegnanti erano ingaggiati direttamente dai capifamiglia. Normalmente erano maestri itineranti che si spostavano di villaggio in villaggio per prestare il loro servizio. Lo stesso Victor Hugo nel suo romanzo I Miserabili racconta di "questi maestri di scuola che si mettono a disposizione delle comunità durante le fiere autunnali e sono riconoscibili dalle penne d'oca che portano nel nastro del cappello: quelli che insegnano a leggere e scrivere hanno una sola penna, quelli che insegnano a leggere, scrivere e far di conto ne hanno due e quelli che sanno insegnare anche il latino, la geografia, la filosofia o la retorica ne hanno tre".