Nom commun : étoile des Alpes
Règne : Plantae
Classe : Magnoliopsida
Famille : Asteraceae
Genre : Leontopodium
Espèce : Leontopodium alpinum
Dans les Alpes, elle pousse entre 1500 et 3000 mètres d'altitude, de préférence sur des pentes rocheuses et escarpées à substrat calcaire.
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Parco naturale Gran Bosco di Salbertrand
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ZSC – ZPS Orsiera Rocciavrè
ZSC – ZPS Val Troncea
Classification:
Nom commun : étoile des Alpes
Règne : Plantae
Classe : Magnoliopsida
Famille : Asteraceae
Genre : Leontopodium
Espèce : Leontopodium alpinum
Habitat:
Dans les Alpes, elle pousse entre 1500 et 3000 mètres d'altitude, de préférence sur des pentes rocheuses et escarpées à substrat calcaire.
Simbolo per eccellenza dell’alta montagna europea, la stella alpina è una delle piante più iconiche delle Alpi, capace di evocare ambienti severi, panorami aperti e condizioni climatiche estreme. Il suo aspetto inconfondibile, con infiorescenze bianco-argentee dalla tipica forma stellata, è il risultato di adattamenti evolutivi raffinati che le consentono di vivere in alta quota, spesso al limite superiore della vegetazione.
Appartenente alla famiglia delle Asteraceae, la stella alpina è una specie perenne di piccole dimensioni, generalmente alta tra i 5 e i 20 centimetri. Quella che comunemente viene considerata come il “fiore” è in realtà un’infiorescenza composta: i veri fiori sono riuniti in piccoli capolini centrali, circondati da brattee lanose disposte a raggiera. La fitta peluria biancastra che ne ricopre la superficie svolge una funzione fondamentale, scherma la pianta dalla radiazione ultravioletta, riducendo l’eccessiva traspirazione e proteggendola dalle escursioni termiche tipiche degli ambienti alpini. Risulta infatti più folta e compatta con l’aumentare della quota e delle condizioni ambientali estreme a cui è sottoposta la pianta. I frutti sono acheni di 1,3 mm sormontati da un breve pappo di setole paglierine di 4-6-mm. I semi cadono a terra e vengono dispersi in tre modi principali: tramite il trasporto da parte delle formiche (disseminazione mirmecoria), tramite gli uncini presenti sullle brattee che si agganciano al pelo degli animali (dispersione zoocoria) e tramite il vento in grado di trasportare il pappo anche per alcuni chilometri (dispersione anemocoria).
Si ritiene che la stella alpina sia originaria degli ambienti montuosi aridi dell’Asia Centrale, dove crescono numerose altre specie di Leontopodium. Presumibilmente è migrata nelle Alpi durante le glaciazioni più recenti attivando una serie di adattamenti che le hanno consentito di sopravvivere alle successive modificazioni del clima. Predilige substrati calcarei e ambienti aridi e ben drenati, come ghiaioni, praterie rupicole e pendii detritici, generalmente tra i 1.500 e i 3.000 metri di quota. La sua presenza è spesso indicativa di habitat poco disturbati e di elevato valore naturalistico. Nonostante l’immagine romantica che la accompagna, la stella alpina è una pianta estremamente specializzata e sensibile, legata a condizioni ecologiche precise.
Nelle Aree Protette delle Alpi Cozie la stella alpina è presente nei settori di alta quota, alla testata delle valli, in particolare nei contesti calcarei dell’alta Val di Susa e della Val Chisone, dove trova condizioni favorevoli colonizzando versanti assolati, creste e ambienti aperti, contribuendo a caratterizzare il paesaggio vegetale d’alta quota. La sua distribuzione, tuttavia, non è uniforme: risulta più rara o assente nei settori a prevalenza di rocce silicee, dove le condizioni pedologiche risultano meno idonee.
Dal punto di vista ecologico, la stella alpina svolge un ruolo significativo all’interno delle comunità vegetali alpine. Pur non essendo dominante, contribuisce alla biodiversità floristica e offre risorse a insetti impollinatori specializzati, attivi durante la breve stagione vegetativa. La fioritura avviene generalmente tra luglio e settembre, in funzione della quota e dell’andamento stagionale.
La forte valenza simbolica della stella alpina ha storicamente portato a una raccolta indiscriminata, soprattutto tra XIX e XX secolo, quando il fiore era considerato un trofeo per alpinisti ed escursionisti, diventando il simbolo stesso di numerosi sodalizi di appassionati di montagna. Questa pressione ha determinato un declino locale della specie in molte aree alpine al punto che in Svizzera ne fu vietata la raccolta già nel 1878. In Piemonte il Leontopodium non è inserito nell’elenco delle specie a protezione assoluta (Legge Regionale n. 32/1982) ma la sua raccolta è vietata all’interno dei Parchi e delle Riserve naturali regionali, mentre è autorizzata entro il limite giornaliero di 5 esemplari a persona, senza estirpare l’apparato radicale.
Il nome scientifico Leontopodium deriva dal latino e significa letteralmente “piede di leone” per la forma dell’infiorescenza. La disposizione delle foglie a stella intorno al fiore vero e proprio ispira il nome comune italiano, mentre in ambiente germanofono viene chiamato Edelweiss per il colore chiaro della lanuggine che ne ricopre la superficie.
Oltre al valore naturalistico, la stella alpina riveste anche un interesse culturale e scientifico. È divenuta emblema di purezza e resistenza, comparendo in tradizioni popolari, simboli militari e rappresentazioni artistiche. In ambito scientifico, è oggetto di studi legati agli adattamenti alle condizioni estreme e alle proprietà delle sostanze prodotte dai suoi tessuti, alcune delle quali utilizzate anche in ambito cosmetico.
Osservare la stella alpina nel suo ambiente naturale, senza raccoglierla, significa entrare in contatto con uno degli elementi più autentici dell’ecosistema alpino. Nelle Aree Protette delle Alpi Cozie, la sua presenza rappresenta un invito a conoscere e rispettare la fragilità degli ambienti d’alta quota, dove ogni specie racconta una storia di adattamento, equilibrio e resilienza.