Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista

La Chiesa Parrocchiale di Salbertrand è stata definita da Monsignor Savi "la chiesa artisticamente più ricca e più completa di tutta l'Alta Valle di Susa".
Il primo documento che ne attesta l'esistenza è un diploma del 1057 con cui il Marchese Oddone e la Contessa Adelaide sua sposa la donano alla novella Prevostura di Oulx con relativi beni e dipendenze. Entrata l'Alta Valle nella sfera d'azione dei conti d'Albon, predecessori dei Delfini di Vienne, nel 1060 Guigo il Vecchio rinnova tale donazione citando la chiesa con il titolo di San Giovanni Battista.
Nata come chiesa romanica, e come tale orientata verso est, subì, nella parziale ricostruzione conclusa nel 1506, l'influsso dell'arte gotica.

Esterni

L'edificio si affaccia a ovest sul sagrato con un grandioso protiro, sostenuto da due monolitici pilastri ottagonali che recano scolpita la data di costruzione: 1536.

Il portale, intagliato nella pietra viva, è dominato da un arco mistilineo di stile romanico lombardo, che si prolunga a semicerchio sopra l'architrave incorniciando la lunetta in cui è affrescata una Deposizione.

Il complesso arco semicircolare è a sua volta inserito in un arco a "carena rovesciata" di stile franco delfinale, culminante in un giglio di Francia circondato da due delfini, testimonianza dell'appartenenza dell'area al Delfinato conclusasi solo nel 1713 con il trattato di Utrecht.

Tra i fregi sono anche scolpite la data della realizzazione dell'opera, "1512" e la firma dello scultore, Mateus Rode.

Il portone in noce massiccio, lavorato a "punte di diamante", risale all'anno 1680 ed è opera di Eymard Lard "meitre menusier" di Chiomonte.

Sul fianco destro della chiesa rimangono tracce di antichi affreschi: come monito per fedeli e viandanti erano dipinte, su tre fasce, la serie delle Virtù, dei Vizi e le corrispondenti Pene infernali.

Il campanile, in stile romanico, restaurato nel 2013, si presenta assai slanciato perché ai cinque piani originari se ne aggiunsero altri tre, tra il 1739 ed il 1741, al fine di favorire la diffusione del suono delle campane su tutto il territorio del Comune.

Interni

L'interno è a tre navate.
Le navate laterali sono separate da quella centrale da colonne semplici e multiple e complessi pilastri gotici su cui poggiano i capitelli diversificati tra di loro a livello stilistico e iconografico.

La navata centrale, più larga e notevolmente più alta, termina in un luminoso presbiterio dove ha sede l'altare maggiore.

L'intera parete di fondo è occupata dal retable.
Fu intagliato dal Maestro Jean Faure di Thures ed indorato nel 1668 da Pierre Laurent di Briançon.

È impreziosito da due nicchie in cui trovano posto le statue lignee di San Giovanni Battista e San Rocco.

Il quadro dell'altare maggiore, che rappresenta il santo patrono San Giovanni Battista nell'atto di battezzare Gesù sulle rive del Giordano, fu acquistato a Lione nel 1638.

Affreschi

Le pareti interne della chiesa sono decorate con interessanti affreschi cinquecenteschi espressione di un'animata arte popolare; scampati alle infiltrazioni di umidità e alle ingiurie del tempo, si presentano profondamente scalpellati.

Subirono questo trattamento secoli fa, per fare aderire gli strati di calce che li hanno nascosti e protetti fino al 1905, quando sono venuti alla luce in seguito ad una importante campagna di restauri condotta dall'architetto D'Andrade.
Essi rappresentano figure allegoriche e santi oggetto di devozione da parte dei Salbertrandesi: insegnamento e monito a tutti i fedeli che nei secoli sono entrati in questa chiesa.
Nella navata di destra, una lunga iscrizione in latino a caratteri gotici elenca i giorni dedicati all'acquisto delle indulgenze per chi visitava la chiesa. Si conclude citando il nome e la patria del pittore che si dedicò agli affreschi ed il nome del committente: "Has picturas feci ego Johannes Dideris de Avilliana, ad requisiciones Arnulphi Mense...1° dic. 1508".

Sono inoltre raffigurate scene tratte dalla vita di Sant'Antonio Abate, i santi guaritori Rocco, Cosma e Damiano, Sant'Eligio patrono dei maniscalchi, il Giudizio Universale ed un imponente scheletro, allegoria della Morte, sono un monito circa il senso della vita terrena. In corrispondenza della parete della torre campanaria, per secoli celati da un imponente apparato ligneo, sono tre livelli di affreschi sovrapposti, realizzati tra il 1300 e il 1500.

Nella Sacrestia, rinnovata di recente, sono custoditi i Tesori della Parrocchiale: un'esposizione permanente di arredi, libri e paramenti sacri di notevole valore artistico e storico appartenenti alla Chiesa di Salbertrand o provenienti dalle cappelle delle borgate circostanti.

Testi tratti dal libro "Salbertrand, storia di una Comunità alpina e della sua Valle" di Clelia Baccon Bouvet.