Glorioso rimpatrio dei Valdesi

Il movimento Valdese nasce con Pietro Valdo, ricco mercante di Lione, che nel XII sec. rinunciò alle sue ricchezze e iniziò a predicare la povertà evangelica. Questa sua scelta di vita venne condannata dalla gerarchia cattolica e da quel momento la storia di Valdo e i suoi discepoli, i "Poveri di Lione" fu legata a continue persecuzioni da parte dell'Inquisizione che costrinse il movimento alla clandestinità e alla dispersione in gran parte dei paesi d'Europa: Austria, Germania, Linguadoca e nella regione alpina del Delfinato e del Piemonte occidentale.

Nel 1685, con la revoca dell'Editto di Nantes, ripresero le persecuzioni nei confronti dei Valdesi. Seguendo la politica di Luigi XIV di Francia, Vittorio Amedeo II impose ai suoi sudditi di religione riformata di cessare ogni manifestazione pubblica, demolire i luoghi di culto, allontanare i loro ministri e battezzare i figli nella Chiesa romana. I valdesi, rifiutando l'ipotesi di un esilio, decisero di resistere, ma furono massacrati. Deportati nelle prigioni e nelle fortezze sabaude perirono di stenti. Nel 1687, poco più di 2.500 valdesi superstiti che non avevano voluto abiurare dopo la sanguinosa repressione, furono liberati dalle prigioni sabaude e condotti in esilio in Svizzera.

Tre anni dopo, nell'agosto del 1689, la situazione internazionale si volse in loro favore, Guglielmo III d'Orange diventato re d'Inghilterra, nel quadro della guerra contro la Francia, finanziò una spedizione militare in Piemonte.
Nella notte del 26 agosto 1689, meno di 1000 esuli valdesi e ugonotti, animati dal pastore Henri Arnaud, si incamminarono dalle sponde del lago di Ginevra verso la Savoia, con la speranza di tornare nelle proprie valli in Piemonte.

Il 3 settembre, ottavo giorno di marcia, i Valdesi, incalzati dalle truppe francesi e piemontesi, in territorio di Exilles, scesero dal Colletto dei Quattro Denti verso Eclause e da qui a Salbertrand. Il ponte sulla Dora Riparia, unico accesso allo spartiacque con la Val Chisone, era presidiato dall'esercito francese. Durante la notte i valdesi sferrarono un disperato attacco con una carica all'arma bianca. Le grida dei più audaci "Coraggio, coraggio, il ponte è conquistato!" infervorarono gli uomini che si avventarono sul ponte e riuscirono ad espugnarlo, riscuotendo poche vittime in confronto ai nemici che lasciarono sul terreno centinaia di morti e innumerevoli feriti.
Da Salbertrand si dispersero nel Gran Bosco, riuscirono a raggiungere il Colle di Costapiana e discendere su Pragelato per rientrare alle valli di origine.

Rientrati nelle loro terre, i valdesi si impegnarono a Sibaud, una frazione di Bobbio Pellice, a mantenere fra loro unione e solidarietà. Stretti dalle truppe francesi si trovarono impegnati in mesi di guerriglia e furono costretti ad asserragliarsi alla Balsiglia, una borgata sopra a Massello, in val Germanasca. L'attacco nel maggio 1690 delle truppe franco-sabaude stava per segnarne la fine ma li salvò l'improvviso cambiamento nelle alleanze politiche che portò il duca di Savoia a scendere in guerra contro i suoi ex alleati francesi.

Solo nel 1848 i Valdesi conquistarono i diritti civili e politici sotto re Carlo Alberto.