Forno comunitario


Il forno comunitario dell'ecomuseo è situato in frazione Oulme.

Un tempo i forni appartenevano a tutta la comunità e la panificazione costituiva un appuntamento importante per l'intero villaggio; si ripeteva normalmente una volta alla settimana ed ogni famiglia vi partecipava con impegno e responsabilità secondo modi e tempi molto disciplinati.

La preparazione dell'impasto per il pane avveniva nelle singole case, utilizzando farine di segale (blä) e di frumento (frumën) di produzione propria e come lievito (creisën) un avanzo fermentato dell'impasto dalla precedente panificazione.
Dopo un paio di ore di lievitazione, l'impasto veniva suddiviso in pezzi di forma rotonda di circa un chilogrammo di peso che si disponevano su lunghe assi dette panheřa per il trasporto al forno.

L'accensione del forno era a carico delle singole famiglie e regolata da turni precisi; si effettuava a rotazione in quanto i primi che dovevano accendere il fuoco per portare il forno alla giusta temperatura dovevano impiegare una maggiore quantità di legna. Si utilizzavano dei tronchi di pino spaccati longitudinalmente in quattro parti, la-z-itèlla. Quando i mattoni refrattari della cupola diventavano bianchi, il forno era caldo e si poteva pulire per l'infornata. La brace si asportava con un raschietto legato ad un lungo bastone, lë rabbi, e si deponeva in una buca detta brazī ricavata nel pavimento.

Per eliminare ogni residuo di cenere, il piano del forno si spazzava con l'icubà (cortecce di rami di salice, fronde di pino o stracci legati all'estremità di un bastone) precedentemente immersa nella fontana per evitare che si incendiasse.

I pani venivano infornati utilizzando lä pařä pär ënfurnā. Il forno poteva contenere fino a 60 forme. Più famiglie partecipavano alla stessa infornata, e per questo motivo tutti i pani dovevano essere marcati con un caratteristico segno di riconoscimento, una croce, una virgola, le iniziali...

Potevano essere preparate tre qualità di pane:

Pan rusè o pan d'misun, pane comune di buona farina, poteva essere tutto di segale o di farina mista (barbařià).

Pan du fū buchà, pane del forno tappato. Era composto esclusivamente di segale. Si impastava con acqua bollente, richiedeva parecchie ore di lievitazione; si infornava di sera, allorché il forno era caldo per le infornate della giornata e rimaneva tutta la notte nel forno ermeticamente chiuso.

Pan 'd sieřä era fatto con la fařinettä (farina di segale di seconda scelta) e serviva per l'alimentazione degli animali.

All'ultimo minuto venivano infornate torte d'erbe o di mele e piccole forme di pane dette cuřun, modellate a forma di trecce, animali o pupazzi per i più piccoli.

L'accensione del forno costituiva un momento di aggregazione e di festa e non mancava mai una torta abbastanza grossa da poter essere mangiata tutti insieme per merenda!