Come costruire nidi artificiali per le api solitarie

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Api, bombi, vespe, calabroni, rientrano nell’ordine degli Imenotteri.

Alcune specie sono predatrici, come le vespe. Altre si nutrono del nettare dei fiori, come api e bombi.
Alcune sono sociali, e creano delle colonie con al vertice una regina (tutte quelle sopra menzionate). Altre sono solitarie: dopo l’accoppiamento di un maschio e di una femmina, questa provvede a deporre le proprie uova, ed altrettanto faranno le altre femmine della sua specie. Ognuna cercando per sé il posto ideale. Anche se, magari, finiranno col diventare vicine di casa, costruendo una celletta per le proprie uova accanto a quella di un’altra femmina. Dunque possono essere definite gregarie, anziché sociali.

Tra gli Imenotteri Apoidei, superfamiglia che raggruppa circa 20.000 specie, includiamo l'ape domestica (Apis mellifera L.) e le cosiddette api solitarie, appartenenti alle famiglie Colletidae, Andrenidae, Halictidae, Melittidae, Megachilidae, Antophoridae e Apidae. In Italia sono riconosciute circa 960 specie di api solitarie. Recenti studi hanno evidenziato come esse svolgano un importantissimo servizio di impollinazione, ancor più efficace rispetto alle api domestiche, soprattutto su brevi raggi d'azione.

Il genere Osmia, appartiene alla famiglia Megachilidae, include api solitarie di dimensioni piuttosto ridotte. Pur essendo solitarie, tendono a nidificare in modo gregario. Sono generalmente innocue e indifferenti a chi si avvicina al nido benchè dotate di pungiglione.

Il guardiaparco dei Parchi Alpi Cozie Andrea Pane, in servizio nel Parco naturale Orsiera Rocciavrè in Val Chisone, curioso appassionato ed esperto di insetti, ci spiega come costruire un nido artificiale per aiutare le api selvatiche nella deposizione delle uova. Un'attività utile e facile da svolgere nel giardino davanti a casa, nel cortile del condominio o a scuola... sempre comunque in prossimità di fioriture, a una distanza  non superiore ai 100 metri da prati e pascoli.

... Un'occasione per scoprire la ricca biodiversità delle nostre valli e di superare il timore per alcuni animali. Perchè grazie alla curiosità e all'osservazione si impara a conoscere... e solo ciò che si conosce non si teme!

Vedendo in primavera alcuni imenotteri ronzare in perlustrazione attorno ai piantoni ed ai travi in legno di una tettoia, ho immaginato che questi insetti cercassero cavità idonee a crearvi un rifugio ed ho provato ad ingegnarmi per realizzarne uno semplice e funzionale.
Ho preso un pezzo di legno, abbastanza vecchio da non essere utile per lavori “seri” di carpenteria, ma ancora intatto e non marcio, preferibilmente di latifoglie. Non il compensato o il truciolato. Ho creato due squadrette di metallo per poterlo avvitare sotto i travi della tettoia, al coperto dalla pioggia.

 

 

 

 


Con un trapano ho praticato una certa quantità di fori da 5, 6, 8 mm.
Nella realizzazione non ho usato prodotti chimici, come colle, vernici, resine e tutti i fori sono stati eseguiti con un trapano a mano. Ho scelto la posizione migliore per sistemarlo seguendo le indicazioni che si trovano riguardo alle cassette nido per uccelli: esposizione preferibilmente verso Sud, senza essere sotto i raggi diretti del sole. Dunque ho approfittato di una tettoia esposta a Sud, che riparava sia dalla pioggia sia dal sole.


 

 

 

 

Una volta appeso il travetto, per una settimana c’è stato un via vai di piccole api selvatiche: insetti di modeste dimensioni, lunghi circa un centimetro. Si notava che, al di sotto del corpo nerastro, la parte ventrale dell’addome era cosparsa di numerosi peli, che servivano per trattenere il polline dei fiori, al pari delle tasche bottinatrici presenti sulle zampe della più conosciuta ape domestica. Così cosparse di polline, tutte le volte che entravano in uno dei fori lasciavano una traccia gialla all’imboccatura. Dopo qualche passaggio di controllo, dopo un certo tempo per rifinire il foro, le ho osservate mentre si applicavano alla deposizione e a lasciare a disposizione della futura larva una certa quantità di cibo (polline, nettare).

Il foro veniva poi tappato con un misto di erba e segatura o con del fango… e sono stati usati tutti i fori, di qualunque diametro.
Cercando in rete, e chiedendo a degli esperti, ho trovavo il nome per questi insetti: Osmia sp., famiglia Megachilidae.
 

Da quello che ho sperimentato di persona, mentre stavo su una scala per scattare qualche foto, e da quanto leggo in rete, sono insetti molto tranquilli, innocui. Il maschio è privo di pungiglione, le femmine non sembravano minimamente preoccupate o disturbate dalla mia presenza.

Da sinistra
Foto 1 Tre Osmia sono al lavoro dentro la cella
Foto 2
Arriva una quarta per riprendere il lavoro   
Foto 3 Osmia esce dal foro. Cucù!

Nei nostri ambienti ci sono anche altre osmia. Osmia cornuta, molto frequente, è po' più grande, scura ma con fitta peluria marrone-arancione. Il nome deriva da due protuberanze presenti sulla “fronte” dell’animale.

Da sinistra
Foto 1 Osmia cornuta. Nella femmina si notano tra le antenne i processi che danno il nome alla specie.
Foto 2 I maschi dei Megachilidae, Osmia compresa, sono caratterizzati da ciuffi di peli bianchi sul capo.
Foto 3 Queste “api” selvatiche sono alquanto pacifiche, se possibile più delle cugine domestiche.

 

Sotto la parete strapiombante di una roccia, al riparo dalle intemperie, una Osmia mustelina si appresta a creare un’altra cella con erba impastata, a ridosso di quelle già realizzate.

Tutte le osservazioni di Andrea sono caricate e verificate sulla piattaforma iNaturalist, il "social network" della biodiversità che consente di mappare e condividere le osservazioni naturalistiche e confrontarsi con ricercatori, esperti o semplicemente con altri appassionati in tutto il mondo.

Clicca qui per vedere la segnalazione di Andrea di Osmia mustelina, verificata e confermata da altri esperti, su iNaturalist

 

 

Ritornando al nido per Osmia sotto la tettoia… Immagino che il diverso metodo per chiudere il foro derivi dalla presenza di insetti di specie differenti.

Ho notato però, alla fine di tutto il lavoro (mio ma soprattutto delle osmia!) che una gran percentuale di cellette avevano l’opercolo forato, sia che fosse realizzato con erba o con fango. Tali fori sono probabilmente causati da minuscoli insetti parassiti, che depongono inosservati le loro uova nelle cellette delle osmia, e le cui larve fuoriescono bucando l’opercolo il minimo indispensabile per le loro misure minori.

 

 

 

 

 

Suggerimenti, critiche al lavoro svolto, migliorie da apportare...

Ho usato la prima volta un travetto di legno vecchio perché immaginavo che fosse più simile a quanto trovano gli insetti nell'ambiente naturale, come le piante deperienti che si trovano facilmente nei boschi, immaginando che fosse più facile per gli insetti perforare legno simile (come fanno le Xylocopa). Esiste però il problema delle fenditure di cui è ricco il legno vecchio; queste possono favorire la presenza di funghi e parassiti che possono infestare le cellette delle larve. Dovendo praticare qualche decina di fori, conviene piuttosto ricorrere a legno nuovo, integro. Il legno di conifere è più facile da trovare nei magazzini di bricolage e non solo; ha però due inconvenienti: la presenza di resina, e la tendenza a creare piccole schegge che possono danneggiare le ali delle api. Pertanto si dovrebbe ricorrere a legno di latifoglieche garantisce un risultato migliore.

Col tempo ho trovato dei suggerimenti in rete per la realizzazione di questi nidi artificiali.

All'interno di ogni singolo foro sono deposte più uova, alloggiate in celle contigue separate da un setto divisorio, in modo che in ogni camera ci sia un unico uovo con le provviste necessarie allo sviluppo della larva. I fori pertanto dovrebbero essere più profondi, in letteratura, a seconda della specie di Imenottero che ci interessa, si parla di 10-20 cm di profondità. Quindi in futuro cercherò di usare travetti di legno più grandi. Anche con sezione rettangolare, es. 5x20 cm praticando il foro nei 20 cm di profondità.

Siccome non è facile realizzare tali fori, si può ricorrere a spezzoni di canne di bambù tagliando in prossimità dei nodi, in modo da avere dei pezzi con una sola apertura. Dato il diametro interno maggiore, può essere utile per specie più grandi. Se si ricorre a erbe cave, o dall’interno poco consistente ed asportabile, assicurarsi della loro durabilità. Una volta tagliate, non esporle alla pioggia; le si può inserire in una latta metallica (di quelle grandi dei pelati), preventivamente forata sul fondo ed avvitata così in orizzontale ad un palo (comunque al riparo dalla pioggia, per evitare che i culmi tagliati marciscano).

Lo scorso autunno ho tagliato dei rami di sambuco per ordinaria manutenzione di un’area verde, ne ho tenuti dei pezzi di 15-20 cm; gli insetti dovrebbero essere in grado di eliminarne il midollo, alquanto tenero. Ho preferito facilitarli asportandolo io, usando delle lunghe viti da legno, di vario diametro. Aiutandomi con una fettuccia regolabile ne ho fatto due fasci, stringendoli con fil di ferro.

Tolta la fettuccia, li appenderò sotto la solita tettoia, già visitata in passato dalle Osmia. I fori sono di 6-9 mm. Ho provato a scortecciare parte dei rametti, supponendo che il legno marcisca di meno. Gli altri con corteccia sono stati disposti all’esterno del fascio, supponendo che la loro corteccia attiri di più gli insetti.

Vedrò in futuro che risultati si avranno.

 
 
 

Le punte del filo di ferro, una volta ritorte, sono state poi ripiegate a formare degli occhielli per appendere l’insieme. Notare che il legno si gonfia con l’umidità. Valutare quanto stringere il filo di ferro, ed eventualmente se riempire gli spazi tra i rami forati con altri rametti e legnetti di recupero.

Secondo alcune indicazioni gli steli cavi possono essere sistemati in gruppo in orizzontale; così come sono orizzontali i fori praticati col trapano nei travetti di legno. Invece secondo altre fonti conviene sistemare gli steli isolati, uno per uno, ed in verticale, perché solo questa disposizione interessa gli imenotteri; in questo modo ricordano gli steli di cespugli e rovi. Li si può vincolare verticali con del fil di ferro da fioraio ad un asse di legno, a sua volta legata ad un sostegno. Essendo questo un tentativo, e non avendo esperienza pregressa riguardo agli steli cavi, si proverà in entrambe i modi e l'anno prossimo si saprà chi avrà sortito il risultato migliore

Altra possibilità: si tagliano delle tavolette di legno, di lunghezza appunto di 20 cm o più, a cui si sovrappongono una serie di listelli di legno, di pari lunghezza, con spessore di 8-10 mm, e distanti l’un l’altro altrettanto, fissandoli con qualche chiodino; li si copre con un’altra tavoletta di legno, e altri listelli, e si prosegue per qualche altro piano. In questa maniera, avremo realizzato una serie di gallerie. Ricorrendo a chiodi da un piano all’altro o a fil di ferro per tenere assieme i vari elementi (tavoletta più listelli inchiodati) avremo una sorta di casetta per api. A quel punto non resta che appenderla ad un tronco, o al muro di casa, ecc. Preventivare per quanto possibile una copertura per riparare la struttura dalla pioggia (un tetto di lamiera).

Ulteriori informazioni si trovano oramai agevolmente su internet. Interessanti spunti si possono trovare sull'opuscolo di Fondazione Campagna Amica Come costruire un bugs hotel

E, nonostante l’ostacolo linguistico, sul sito tedesco Wildbienen, dove si trovano anche indicazioni specifiche per nidi per le api selvatiche.

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