'L Carnavà du Guéini, tra tradizione e modernità

Cahier ecomuseo n.6

I Salbertrandesi godono della nomea di Guéini per la loro propensione a fare festa... in questo senso il carnevale di Salbertrand tiene perfettamente fede al soprannome che portano i suoi abitanti.
Il carnevale di Salbertrand a differenza degli altri carnevali tradizionali della Valle (Champlas du Col, Bardonecchia, Lajetto di Condove) non si è mai spento, si è piuttosto rinnovato, ed è ancora molto sentito dalla Comunità.
Accanto alla sfilata dei carri allegorici si inseriscono ancora oggi antiche tradizioni e rituali propiziatori quali la distribuzione dei turtiòu, la lettura del testamento del carnevale e il falò del fantoccio del carnevale, accanto alla musica moderna, le melodie tradizionali della "Müsiccä", i musicisti della banda musicale di Salbertrand.

Un tempo il carnevale iniziava all'Epifania, quando gruppi di giovani entravano nelle stalle durante le veglie, mimando alcuni mestieri o proponendo la vendita di oggetti di nessuna utilità. L'ultimo mercoledì di Carnevale era detto il mercr du turtiòu, perché avveniva la distribuzione di casa in casa delle frittelle (turtiòu) ricevendo in cambio uova, vino, altri generi alimentari o monete che venivano utilizzati per organizzare una festa tutti insieme. Durante la questua, si affaccendavano due tipi di personaggi: lu-z-arlekin, gli arlecchini, i ladruncoli che rubavano la legna e le uova dalle case, e lu siringäri, uomini muniti di una grossa siringa che riempivano di acqua e spruzzavano sotto le gonne lunghe delle signore, e animavano la festa.
Il Giovedì grasso, il jō grā, si svolgeva l'aratura della neve, rito propiziatorio per favorire la fertilità della futura stagione agraria, durante la quale due uomini con maschere animali, vestiti di pelli di vacca, legati al giogo, tiravano un aratro guidati da due vecchi che seminavano cenere o sabbia, seguiti dai giovani che coprivano il solco con le zappe.
La domenica e il lunedì si svolgeva il ballo pubblico, dove interveniva anche la banda musicale (müsiccä).
Il Martedì grasso concludeva il ciclo dei festeggiamenti ed era caratterizzato dal falò del Carnevale, preceduto dalla lettura del suo testamento. Il carnevale di Salbertrand era rappresentato da un fantoccio realizzato dai giovani del paese con sacchi di iuta e riempito di paglia.

La lettura del testamento rappresentava un momento molto importante per gli abitanti di Salbertrand: in esso erano riportati, in forma di satira, tutti gli avvenimenti degni di nota accaduti nell'arco dell'anno. Al testamento faceva seguito il rogo del Carnevale e il ballo intorno al falò al suono della banda.
Verso la mezzanotte faceva la sua comparsa la Quaresima, (Careimä), che sanciva la fine del Carnevale.

Nel secondo dopoguerra, il Carnevale di Salbertrand, pur mantenendo una certa continuità in alcune sue parti, come la distribuzione delle frittelle, la confezione del fantoccio, il testamento ed il falò, perde altre componenti, quali l'usanza da parte dei giovani mascherati di passare di stalla in stalla proponendo scene e rappresentazioni (tra cui l'aratura della neve). Scompaiono anche alcuni personaggi quali lu-z-arlekìn, lu siringäri, lä Careimä. Dopo un ventennio segnato da un rapido processo di industrializzazione con il conseguente abbandono dei centri montani da parte delle nuove generazioni che modifica e sconvolge il precedente sviluppo rurale del territorio, a partire dagli anni '70, il Carnevale si rinnova e riacquista un nuovo senso con il recupero e la riproposta di valori tradizionali.

Oggi il carnevale di Salbertrand si svolge in due giornate, la domenica e il martedì grasso. L'organizzazione è affidata ai giovani del paese, anche se il carnevale è ampiamente sentito dalla maggior parte degli abitanti.

La festa ha inizio la domenica e si apre con una sfilata che attraversa le vie principali del paese ed è composta dai carri allegorici e da un carro attrezzato con stufa, su cui vengono cotti i turtiòu che vengono distribuiti in cambio di soldi, cibi o bevande.

Il martedì si ripete la sfilata accompagnata dalla musica e dal fantoccio del carnevale che viene fatto saltare e danzare tra il pubblico.
Il fantoccio del carnevale (Carnavà), chiamato pagliaccio, è una figura importante del carnevale di Salbertrand. Viene realizzato ogni anno dai giovani del paese utilizzando sacchi di juta, paglia o fieno. Spesso, ad esso si accompagna un pupazzo simile ma più piccolo, il "Piccolo Carnevale" (Pchì Carnavà).
Al termine della sfilata del martedì grasso, il fantoccio viene messo al centro della piazza e viene letto il testamento; successivamente il fantoccio viene bruciato e, accompagnati dalla musica della banda, tutti ballano, saltano e fanno girotondo intorno al falò.

Febbraio 2009
Lia Zola, Università di Torino
in collaborazione con l'Associazione Musicaviva, e la Comunità di Salbertrand che ha messo a disposizione ricordi ed immagini.