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2017 incendio a Mompantero - foto d'archivio di Luca Giunti

Al fuoco! Al fuoco! Una conferenza sugli incendi boschivi

Val Troncea

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Dopo gli incendi che hanno colpito le montagne del pinerolese, della Val Sangone e della bassa Val di Susa dal 21 al 24 dicembre scorso, la serata programmata a Pragelato venerdì 5 gennaio 2024 sull’ecologia degli incendi boschivi assume un’ulteriore valenza di attualità.

L’appuntamento, organizzato dall’Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Cozie alle 21 presso la sede del Parco naturale della Val Troncea in via della Pineta 5, vedrà protagonista il guardiaparco Davide Giuliano, impegnato a presentare in maniera divulgativa le attuali conoscenze scientifiche riguardo gli effetti degli incendi boschivi, in particolare sulla fauna.

«La serata – racconta Davide Giuliano – era stata programmata prima dei recenti eventi che hanno colpito le nostre valli, ma il periodo non è casuale perché i mesi invernali sono quelli in cui solitamente si creano le condizioni più favorevoli alla propagazione degli incendi boschivi nelle Alpi occidentali. Tendiamo a pensare che si tratti di fenomeni più diffusi nella stagione calda, ma in realtà l’autunno e l’inverno sono più a rischio con periodi di siccità aggravati da frequenti tempeste di foehn, il vento di caduta tiepido che alimenta e propaga le fiamme. Non a caso sono le condizioni che, in maniera particolarmente estrema, abbiamo osservato nel periodo natalizio».

Al di là dei fenomeni più recenti, l’obiettivo della conferenza è illustrare gli effetti degli incendi boschivi sugli ecosistemi.

«Occorre premettere – prosegue Giuliano – che l’innesco del fuoco alle nostre latitudini è sostanzialmente sempre provocato dagli esseri umani, sia accidentalmente, sia in maniera dolosa. I fenomeni di autocombustione non sono impossibili ma concretamente rarissimi. Inoltre, bisogna sottolineare che un incendio provoca sempre conseguenze negative sia alle attività umane, sia alla flora e alla fauna. Tuttavia gli studi effettuati in alcuni settori delle Alpi mostrano che l’entità dei danni dipende dalla tipologia degli ambienti colpiti. Ci sono aree, come le oasi xerotermiche e i territori naturalmente più siccitosi, in cui certe specie animali e vegetali sono in grado di resistere e rigenerarsi più rapidamente dopo un incendio. È il caso del Saga pedo per esempio, una particolare cavalletta che popola le oasi xerotermiche della Valle di Susa che, a differenza di altre specie, depone le sue uova a qualche centimetro di profondità nel suolo, proteggendole così dal calore delle fiamme in caso di incendi nel periodo invernale».

Si può quindi parlare di ecologia degli incendi, come recita il sottotitolo della serata, per raccontare le strategie che gli ecosistemi hanno sviluppato per sopravvivere alla distruzione delle fiamme.

«In generale – conclude Giuliano – ci sono ambienti su cui gli incendi hanno effetti benefici: la savana in primis dove il fuoco garantisce la conservazione della prateria a scapito degli arbusti o certe tipologie di macchia mediterranea. Non si può dire lo stesso a proposito di altri territori, come ad esempio la taiga siberiana o le foreste pluviali, dove gli incendi sono una recente novità portata dai cambiamenti climatici. Il versante meridionale delle Alpi è soggetto agli incendi boschivi fin dal Neolitico, da quando i primi abitanti di queste zone hanno iniziato ad utilizzare il fuoco per ricavare pascoli e terreni coltivabili dalle foreste. Per questo motivo i nostri boschi, specie quelli nei contesti più caldi e secchi, sono già in parte preparati a resistere a questo fenomeno. Restano però più vulnerabili gli ambienti normalmente più freddi e umidi (es. alte quote, boschi di abete), dove il fuoco fino ad oggi non è mai arrivato, ma dove i cambiamenti climatici stanno creando nuove condizioni favorevoli al passaggio delle fiamme, con effetti potenzialmente devastanti sulla biodiversità».

La conferenza offrirà a tutte le persone interessate l’opportunità per approfondire queste tematiche con un focus particolare sulla fauna.

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