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Cerva - foto d'archivio - Parchi Alpi Cozie (2009)

La cerva che ha sbagliato a morire

Ente Parchi Alpi Cozie

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Riceviamo questa intervista raccolta un paio di settimane fa che per problemi di connessione galattica è pervenuta in redazione soltanto nei giorni scorsi. La pubblichiamo nonostante il ritardo perché chiarisce un episodio che è stato diversamente descritto da giornali e siti internet.

Rangarok, 14 febbraio 2021
Dal nostro corrispondente.

San Pietro, come noto guardiano del paradiso degli umani e di quello dei cervi, aveva già chiuso i cancelli. Per quel giorno non aspettava più nessuno. Il vostro corrispondente era pronto ad accompagnarlo al bar per il solito aperitivo e la successiva partita a tressette. Le sere sono lunghe, quassù. Inattesa e improvvisa si presenta invece una cerva. Qui la regola è chiara: si apre sempre a chi bussa. Borbottando, il Santo spalanca il portone, fa accomodare l’animale e comincia la registrazione obbligatoria del nuovo venuto. “Nome, specie, causa del decesso?”

Riconosciuto il nome, se ne stupisce. In base al destino previsto, avrebbe dovuto arrivare in paradiso due mesi prima, il 19 dicembre. La faccenda si presenta complicata. Addio partita a carte.

Però il fiuto investigativo del vostro giornalista si era risvegliato e, mentre l’interrogata rispondeva alle domande, ha tirato fuori il taccuino e ha annotato le risposte. Quella che segue è la trascrizione fedele dei fatti riferiti dalla cerva morta. Sulla soglia dell’eternità, non si mente.


San Pietro, SP: “Cosa è successo?”

Cerva, ADR (a domanda risponde): “Ero a Sauze d’Oulx ferita, denutrita e ormai in fin di vita”.

SP: “Chi ti aveva ferito?”

ADR: “Dapprima un cacciatore, appunto il 19 dicembre”.

SP: “Ah ecco. Quella era la data segnata nel Grande Libro. Come mai non sei arrivata quel giorno?”

ADR: “Perché il cacciatore ha tirato male. Mi ha soltanto colpito alla mandibola ma il proiettile è uscito dall’altra parte. Da allora non ho più potuto mangiare. La ferita si è infettata e gocciolava pus”.

SP: “E non è venuto a cercarti, come stabilisce la legge degli uomini, per il colpo di grazia? Avrebbe rispettato la scadenza del Fato!”

ADR: “Sì, ci ha provato. Ha anche avvisato i guardiaparco che hanno dedicato un pomeriggio intero a seguire le mie tracce, ma non mi hanno trovato. Ero spaventata, mi sono nascosta bene”.

SP: “E poi cosa è successo?”

ADR: “Le dicevo che non sono più riuscita a mangiare, ero sempre più debole e malata, avevo la febbre. Così ho cominciato a gironzolare intorno alle ultime case e sono stata attaccata da un cagnaccio vagante”.

SP: “Come? Non da un lupo?”

ADR: “Nossignore, da un cane. Magari fossero stati lupi! Li ho visti, sa? uccidere alcuni miei compagni. La morte è sempre brutta, ma almeno con loro dura pochi istanti e la sofferenza finisce subito. E poi il mio corpo sarebbe rientrato nel ciclo della vita naturale, invece di essere smaltito in una fossa comune di cemento”.

SP: “E come è andata a finire?”

ADR: “Che alcune persone di buon cuore mi hanno visto sanguinare e zoppicare, hanno avvisato i guardiacaccia e i servizi veterinari che mi sono venuti a prendere. Non hanno dovuto fare tanta fatica perché ero così stremata che avevo voglia di farla finita. Il resto gliel’ho già detto”


San Pietro rimase in silenzio per qualche istante mentre finiva di trascrivere con la sua grafia minuta ed eterna le dichiarazioni della Cerva. Poi chiuse il registro dei verbali, si alzò e le fece cenno di seguirlo. Le mise una mano sulla groppa e con una leggera spinta carezzevole la fece entrare nel paradiso dei cervi. Tornò indietro, prese le chiavi, chiuse nuovamente il grande portone. Poi scosse la testa e disse “Brutta storia. D’altronde chi arriva qui spesso ha patito storie brutte. Mi è passata la voglia di giocare a carte. Ci vediamo domani”. Con un Santo, non si discute. Sipario.

Questo è l’articolo come ci è stato inviato dal nostro corrispondente. Quaggiù, leggendo giornali, comunicati stampa e siti, sembrava che i fatti fossero andati diversamente. Che i responsabili fossero i lupi, che i cacciatori non c’entrassero per niente, che degli angeli avessero salvato una povera preda indifesa dai feroci predatori. Siamo felici di aver potuto ristabilire la verità fattuale e siamo grati al nostro corrispondente che ce l’ha fornita in modo così autentico.

Come sempre, la redazione rimane disponibile a qualsiasi commento o contributo ulteriore. Siamo convinti che questo resoconto - vista la sua provenienza, l’autorevolezza dell’inquisitore e il fatto che le risposte siano state fornite in articulo mortis - smentisca in pieno le precedenti ricostruzioni, ancorché tanto enfatizzate. Spesso la realtà è più prosaica e semplice della sua narrazione. Adesso chiunque voglia contestare le verità della Cerva dovrà recarsi direttamente da lei per farlo di persona, nell’aldilà.