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1969: strada accesso Ghiacciaia - foto Ing. Marcello Schiara

Una piccola storia di salvaguardia e valorizzazione, seme ecomuseale

Ecomuseo Colombano Romean Gran Bosco di Salbertrand

Pineafoto d'epoca

Chi oggi raggiunge il laghetto della Ghiacciaia a piedi dal parcheggio dell’area attrezzata Pinea – siamo all’ingresso del Parco naturale del Gran Bosco e lungo il percorso dell’Ecomuseo Colombano Romean a Salbertrand – utilizza una strada sterrata che, poco prima del sito ecomuseale vero e proprio, si infila tra una balza rocciosa sulla destra e il Rio delle Gorge a sinistra. Un tratto che si attraversa spesso sovrappensiero, accompagnati dallo scrosciare del ruscello che si riesce soltanto a intravvedere più in basso in mezzo alla fitta vegetazione. D’altronde le vere attrattive dell’area sono più su e già appaiono allo sguardo: prima il sito della miniera con la ricostruzione dell’ingresso di una galleria, appoggiato alla roccia, e poi la Ghiacciaia ottocentesca in pietra oltre la quale sorgono il laghetto, il cantiere di esbosco e la smoke-sauna finlandese.

Eppure questo breve e – diciamocelo pure – insignificante camminamento nasconde una piccola storia di buona manutenzione del territorio senza la quale, forse, questi luoghi avrebbero potuto apparire molto diversamente da come li vediamo e utilizziamo oggi. Ce la svela l’ingegner Marcello Schiara con ampio corredo di foto d’epoca e immagini odierne a confronto. Classe 1940 e salbertrandese doc, Schiara è stato un illustre docente di ingegneria idraulica al Politecnico di Torino.

«Era la primavera del 1969 – esordisce Schiara – mi ero laureato da qualche anno e avevo iniziato la mia carriera di assistente, prima, e poi di professore al Politecnico. Percorrendo l’antica carrabile su cui un tempo venivano trasportati i blocchi di ghiaccio verso la stazione ferroviaria e poi giù fino a Torino, mi accorsi che l’alveo del torrente in quel punto si avvicinava molto alla strada con un ridotto dislivello tra i due piani. In caso di piena si sarebbe facilmente verificata un’esondazione che avrebbe potuto compromettere il sedime e i pascoli sottostanti. Per di più, in quanto proprietario di quel lotto, avevo un interesse diretto nel corretto mantenimento del luogo, anche se quei terreni non hanno mai reso nulla. Con l’aiuto di Enrico Casse che al tempo possedeva una pala meccanica e lavorava sul territorio, iniziammo i lavori per realizzare un terrapieno in grado di contenere un eventuale straripamento».

Sono anni in cui la costituzione del Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand è ancora di là da venire, così come l’Ecomuseo Colombano Romean. La Ghiacciaia, già abbandonata da mezzo secolo, è cadente mentre il lago viene frequentato prevalentemente dai bambini del luogo per esercitarsi nella pesca. Nessuno sarebbe stato in grado di immaginare ciò che possiamo osservare oggi. E chissà cosa sarebbe successo se un evento alluvionale si fosse portato via la strada rendendo di fatto inaccessibile questa area ricca di storia e cultura locale?

«All’epoca – prosegue Schiara – non avrei potuto prevedere che questa zona sarebbe diventata un’apprezzata meta turistica grazie all’impegno che l’Ente Parco ha assunto per la sua salvaguardia e valorizzazione. Oggi, quando torno sul posto per le mie passeggiate, osservo che la vegetazione ha naturalmente colonizzato la terra riportata quasi 55 anni fa, contribuendo a stabilizzarla e a rinforzarla. Ma, nel frattempo, anche il torrente ha vissuto un’evoluzione inaspettata perché nel suo scorrere incessante ha naturalmente eroso il proprio letto abbassandosi di circa 2 metri dal livello della strada e rendendo di fatto inutile l’argine artificiale che avevamo costruito. Nonostante le mie competenze in idraulica, non mi sarei mai aspettato un processo di questo tipo. Rimane la soddisfazione di aver contribuito nella salvaguardia di una porzione di territorio che attira turisti, scolaresche ed escursionisti».

Ancora una volta le genti di montagna dimostrano di aver sempre avuto cura del proprio territorio agendo con ingegno e rispetto, con scelte efficaci che oggi definiremmo anche molto sostenibili e che col tempo rafforzano la ragione d’essere dell’Ecomuseo Colombano Romean. Con gratitudine restituiamo questa piccola storia volendo sottolineare che chi oggi esplora il percorso ecomuseale, godendo di ben 17 punti di interesse, cammina e beneficia spesso di terre private concesse gratuitamente al bene di tutti. Concedere e donare non è affare scontato, parola di Ecomuseo.