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Photo credit Luca Anselmo

Carabus cychroides: il gioiello protetto dai Parchi Alpi Cozie

Ente Parchi Alpi Cozie

coleotteroCarabidaeCarabus cychroidesdivieti

Gli ammassi rocciosi e gli sfasciumi tra l’Orsiera e l’Albergian nascondono un gioiello dai lucenti riflessi verdi e dalle preziose impunture. Si tratta di Carabus cychroides, probabilmente il più iconico ed elusivo coleottero Carabidae delle Aree Protette delle Alpi Cozie.

Questo misterioso animale presenta infatti alcune caratteristiche che lo rendono difficilmente osservabile: innanzitutto si nasconde nelle più strette fessure e connessure delle pietraie, facilitato dalla forma peculiare, appiattita e breve, con le elitre molto dilatate e quasi rotonde. Qui caccia la sua preda elettiva, la chiocciola Chilostoma glaciale, dopo essersi infilato nel suo guscio ed averla estratta con le mandibole. A ciò si aggiunga che ha una fenologia molto precoce e breve, dunque gli adulti si possono riscontrare già in tarda primavera, quando la maggior parte del suolo è ancora ricoperta di neve, e rimangono attivi per poco più di due mesi.
Infine, ha un areale estremamente ristretto, pressoché puntiforme, con poche popolazioni composte da un numero esiguo di individui; insieme a Carabus planatus (endemita siciliano) e Carabus olympiae (specie endemica della Val Sessera, cui è stato anche dedicato un progetto LIFE: il Life Carabus), è una delle 3 specie stenoendemiche presenti esclusivamente sul territorio italiano. Ciò permette di elevare Carabus cychroides al rango di specie di particolare interesse conservazionistico, sebbene, a differenza di C. olympiae, inserito negli allegati II e IV della Direttiva Habitat come specie di interesse prioritario e classificato come Vulnerabile (VU) nelle Liste Rosse IUCN, non goda attualmente di alcuna forma di tutela.

I Carabus cychroides sono talmente pochi che dopo il rinvenimento del primo esemplare nel 1860 nel vallone dell’Albergian, descritto nel 1864 dal Conte Flaminio Baudi di Selve, sono dovuti passare quasi 40 anni prima che Paul Born, infaticabile entomologo svizzero, ne raccogliesse un secondo individuo sulla dorsale Val Susa - Val Chisone, nell’area attualmente compresa nel Parco Naturale Orsiera Rocciavrè. In anni recenti, nell’ambito di studi condotti da carabidologi appassionati, di ricerche svolte nel Parco Naturale Val Troncea durante l’Interreg Monviso e infine con gli studi scientifici propedeutici alla stesura del Piano di Gestione per la Zona Speciale di Conservazione “Val Troncea”, sono stati individuati nuovi, limitatissimi, territori occupati da questo bellissimo coleottero. Tuttavia, si sa ancora molto poco della sua effettiva distribuzione, abbondanza ed ecologia. Per questo motivo, e per il suo particolare interesse, nell’ambito del Progetto 2 COBIODIV del PITEM (Piano Integrato Tematico) Biodiv’Alp, finanziato dal programma europeo Alcotra, che si propone l’obiettivo di proteggere e valorizzare la biodiversità e gli ecosistemi alpini, sono state promosse ulteriori indagini scientifiche su questo Carabidae. Ciò anche al fine di individuare, caratterizzare e, così si spera, neutralizzare le principali minacce che ne minano la conservazione: si tratta, nel breve periodo, della raccolta indiscriminata da parte di collezionisti senza scrupoli, attirati dalla lucentezza e dai colori di questo insetto, oltre che dalla sua rarità, mentre nel lungo periodo occorrerà fronteggiare l’impatto dei cambiamenti climatici. Questi presumibilmente comporteranno una contrazione del già ristretto areale di C. cychroides, ma, soprattutto, lo esporranno sempre più al rischio, già documentato, di ibridazione con il congenere C. depressus, che lo incalza dalle quote inferiori e con cui già convive in alcune aree. Al fine di fronteggiare almeno le minacce più immediate, l’Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie ha imposto il divieto di raccolta, cattura e uccisione di esemplari di Carabus cychroides e qualsiasi attività che possa causare danneggiamento dei siti di rifugio della specie. Perché, rifacendoci a quanto detto da A. Valbusa nel 1928 per Carabus olympiae, noi possiamo vivere anche senza il Carabus cychroides, e la sua scomparsa non impedirebbe certo il progresso della scienza, ma sarebbe sempre e certamente un peccato, e noi lo dobbiamo impedire.