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Photo credit Bruno Usseglio

Pian dell’Alpe: l’inaugurazione di un villaggio alpestre

Orsiera Rocciavré

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Dalle ricerche storiche del guardiaparco Bruno Usseglio

Molti turisti oggi transitano per Pian dell’Alpe e si fermano ad ammirarne il paesaggio. Alcuni, poi, ricercano e sono accolti dalle diverse strutture ricettive. Qui parliamo di una di queste, anche se per farlo dobbiamo ritornare indietro nel tempo, al 14 giugno 1935. La fonte che utilizziamo è rappresentata da un reportage giornalistico pubblicato su «La Stampa». Prima di immergerci in questo racconto occorre però focalizzare brevemente l’attenzione sulla data e sul contesto in cui ci troviamo: giugno 1935. La retorica utilizzata dal corrispondente riflette evidentemente il momento storico che caratterizza quel periodo. Il documento, dunque, ci consente di dare più letture e tra queste emergono il cosa viene descritto e il come.

Ma non indugiamo oltre e saliamo anche noi, in un giorno di primavera del 1935, verso il Pian dell’Alpe: «La magnifica opera sorge a 2000 metri d'altezza. Da ieri la nostra provincia ha un villaggio di più. È sorto a duemila metri di altezza, nel cuore della montagna, su un gran pianoro verde inghirlandato di bianche cime; ha posto le sue calci fresche e i suoi accesi mattoni fra l'ombre cupe delle digradanti pinete e l'immense aiuole odorose di mentastri: tutt'attorno è un diromper di candide cascatelle, un ondeggiare di alte erbe, un paesaggio così bello da parere irreale. Lassù, a mille metri sopra Fenestrelle, superati anche i padiglioni dei Sanatori Agnelli, venti minuti di cammino da quella imponente opera di bene, i militi della Quarta Legione Forestale han creato dal nulla il loro villaggio alpino. Basterebbe questa sconosciuta realizzazione, cui furon compagni durante l'aspra crescita silenzio e modestia, per testimoniare della meravigliosa diuturna fatica di quei degnissimi figli della Rivoluzione e per porre le verdi Legioni all'ordine del giorno del Fascismo: poiché ogni loro momento è veramente sostanziato di Fascismo in atto, così in quest'ultima opera ieri inaugurata come in quelle innumeri del passato. Sul lavoro e sui compiti della Forestale troppo poco s'è detto sino ad oggi: spesso inadeguatamente alla importanza e alla vastità della sua azione. Su tutta la cerchia delle Alpi, da quelle liguri che volgono al mare alle altissime che dai contrafforti del Rosa scendono alle vallate svizzere, la Quarta Legione ha profuso tesori di fatiche, ha donato meravigliosamente in fraterna bontà alle popolazioni montanare: se oggi abbiamo nella nostra provincia una sistemazione montana, sia pure con cento secolari problemi da risolvere poiché la realtà non sempre si può forzare né piegare al nostro desiderio, ciò si deve alla attività appassionata, silenziosa, intelligente dei militi del Console Candelori. Il quale ha saputo conservare e perpetuare nella sua vita fervida, lo stile delle squadre che comandò portando nella combattuta vigilia alla vittoria: caute le sue deliberazioni ma immediata l'azione conseguente e tutti i mezzi subito buttati nell'impresa. Non bastarono certo per tirar su il villaggio alpino che ieri Piero Gazzotti con severa cerimonia inaugurò mattoni e calce e pietra dura: occorse sopratutto del cuore, fu necessario esagerare in fede e prodigarsi nell'opera nuova come se questa dovesse essere l'ultima d'un ciclo di attività. Mario Candelori ha voluto inaugurata la sua casa e le sue caserme e il complesso dei mirabili impianti dal Capo delle Camicie Nere torinesi: ha voluto che la consacrazione venisse dal Fascismo, scegliendo dalle vaste file, interprete e propiziatore, il camerata più degno. Così ieri è avvenuto. Piero Gazzotti giunse al Pian dell'Alpe sopra Fenestrelle di buon mattino, avendo compagni pochi gerarchi della Federazione torinese: Cavallari, vice Segretario del Fascio, Berutti, membro del Direttorio, Perez e Porzio ispettori. Da Roma era giunto appositamente il comm. Brenna, Segretario Nazionale del Comitato Forestale, portante il saluto e l'augurio del Segretario del Partito Achille Starace. Il Console Mario Candelori aveva preceduto di pochi chilometri le gerarchie con attorno i suoi fedeli, alcuni valorosi ufficiali della Forestale, di cui ci piace nominare il Centurione dott. Renato Saldarelli che fu del villaggio alpino il progettista e il diretto costruttore. La cerimonia inaugurale fu ripetiamo, rapida e severa. Fra i bimbi di Fenestrelle allineati in formazione e le donne delle vallate vestite dei tradizionali vivaci costumi, ognuna un fragrante mazzo di fiori di montagna fra le mani, il Federale trascorse sino alle soglie dell'Alpe Pintas (tale è il nome del villaggio): ne visitò quindi le varie sezioni e infine depose ai piedi della lapide recante i nomi dei cinque caduti della Forestale nell'adempimento del loro dovere un memore omaggio di fiori. Brevi parole dissero il comm. Brenna, che recò il saluto di S. E. Starace, e il Console Candelori. Sulla via del ritorno il Federale e le gerarchie si soffermarono al Sanatori Agnelli ove, guidati dal direttore prof. Matthieu, visitarono i due reparti. Ed ora alcuni rapidi cenni sull'opera inaugurata. L'Alpe Pintas è costituita da una vasta plaga pascoliva di circa 300 ettari goduta da varie frazioni montane del Comune di Fenestrelle per l'alpeggio estivo del bestiame bovino ed ovino. I miglioramenti si compongono di varie costruzioni costituenti un piccolo villaggio alpestre, composto di due grandi stalle per bovini, fornite di impianti igienici di lavaggio e di aerazione. Le due stalle sono divise da un corpo centrale di fabbricato comprendente cucine, caseificio, dormitori e magazzini per la confezione e conservazione dei prodotti. A sud dei fabbricati si è costruita una concimaia sotterranea in calcestruzzo, coperta a volta di botte con paratoie a saracinesca per la irrigazione concimante dei pascoli sottostanti. Ampi abbeveratoi sono stati costruiti sul fronte dei fabbricati per consentire l'abbeveraggio anche del bestiame di transito. Una copiosa sorgente di acqua è stata raccolta ad oltre due chilometri e portata in conduttura forzata fino ai fabbricati stessi. L'ubicazione fu scelta dopo maturo esame in luogo ove le valanghe non potessero danneggiare le varie costruzioni. I lavori costruttivi sono tutti completati, seguirà a questi il miglioramento della viabilità, del decespugliamento e spietramento delle zone più infestate e le opportune canalizzazioni intersecanti tutta la zona pascoliva».

Oggi, chi sale al Pian dell’Alpe in estate viene accolto da diverse e caratteristiche strutture ricettive. Anche se il turismo sembra esser diventato l’attività predominante, bovini, capre e pecore continuano a usufruire dei rigogliosi pascoli di questo incantevole luogo delle Alpi Cozie.

 

L’articolo è pubblicato su La Stampa, venerdì 14 giugno 1935, pagina 8.

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