image
Photo credit Bruno Usseglio

La selva del Chambons e la ribellione delle donne - Parte seconda

Ente Parchi Alpi Cozie

ricerche storicheguardiaparco

Dalle ricerche storiche del guardiaparco Bruno Usseglio

Alla fine dell’Ottocento il bosco di protezione che proteggeva la borgata di Chambons in alta Val Chisone era stato oggetto di una vendita all’asta che aveva sollevato le proteste degli abitanti locali. Oltre sessanta donne erano salite nella foresta per evitare che venisse tagliata, gettando sugli operai dei sassi. Le forze dell’ordine non erano intervenute, ma si era aperta una vicenda giudiziaria.

Il Tribunale di Pinerolo intervenne nel febbraio 1899 per revocare un precedente decreto che sospendeva il taglio. Questa decisione fece riaccendere la preoccupazione fra gli abitanti di Chambons. Sulle pagine dei giornali dell’epoca la polemica si riaccese. Comunque, nonostante le divergenze e i diversi tentativi di ricomposizione, il 14 aprile dello stesso anno cominciò il processo. Erano coinvolti otto uomini e tredici donne che erano stati identificati per i fatti connessi al blocco dei lavori. Nell’aula gli imputati occupavano due lunghe panche; vi erano fra essi giovani e vecchi di entrambi i sessi. Alcune donne tenevano i loro bambini in braccio, taluni anziani non sapevano spiegarsi che nel loro dialetto, mettendo a dura prova la pazienza del Presidente del Tribunale. Il loro aspetto suscitava in tutti una favorevole impressione. Era evidente che non si trattava di delinquenti. Fra i citati, c’era pure la maestra che, chiusa la scuola, secondo l’accusa, aveva invitato gli alunni a portarsi sul monte a fianco degli adulti. Nel pomeriggio vennero sentiti i testimoni tra cui il delegato di Pubblica Sicurezza e i Reali Carabinieri. Tutti, però, erano concordi nel ricordare la presenza della nebbia quando dall’alto erano stati fatti rotolare i sassi contro di loro e contro gli operai, di conseguenza non era possibile riconoscere nessuno, tranne una donna che, all’epoca dei fatti, si era gettata a terra fingendosi morta. Gli avvocati difensori si affrettarono a presentare una dichiarazione medica nella quale si affermava che la donna in questione era affetta da accessi isterici. La vicenda giudiziaria si concluse automaticamente con l’emanazione di un Regio Decreto che, dopo aver considerato i vari soggetti coinvolti, così sanciva: «È accolto il ricorso 9 giugno 1898 delli abitanti della borgata di Chambons contro la decisione della Giunta Provinciale Amministrativa di Torino del 23 dicembre 1897, e conseguentemente resta annullata la decisione medesima, che approva le deliberazioni del Consiglio Comunale di Mentoulles pel taglio del bosco Reynaud. Il Ministro proponente è incaricato della esecuzione del presente Decreto, che sarà registrato alla Corte dei Conti».

Il bosco verrà poi in seguito fatto oggetto di alcuni interventi, mentre per ricordare la forte presa di posizione, soprattutto delle donne, alcuni ricercatori locali hanno raccolto presso alcuni anziani una particolare tradizione orale: una canzone. Nel testo si narravano le avventure delle donne di Chambons che erano salite in montagna per salvare la loro selva da un imminente taglio.

Oggi è stato attrezzato un sentiero escursionistico che consente di immergersi in un paesaggio storico-naturalistico di grande rilievo, itinerario che conduce a un larice secolare di imponenti dimensioni.

Per saperne di più: Bruno Usseglio, “La pacificazione di Chambons”, articolo apparso su La Beidana, n. 90, novembre 2017, anno 33. Sulla storia del bosco di Chambons: A. Espagnol, R. Moschini, La selva di Chambons, Roberto Chairamonte, Collegno 1999.

You may also be interested in ...