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Dalla galleria iconografica del libro (illustrazione Elio Giuliano)

Le conseguenze del ritorno. Storie, ricerche, pericoli e immaginario del lupo in Italia - un libro che, raccontandoci il lupo, ci parla di noi

Ecomuseo Colombano Romean Ente Parchi Alpi Cozie Gran Bosco di Salbertrand

lupo

Recensione di Simone Bobbio

Il titolo dice tutto: Le conseguenze del ritorno. Il ripopolamento del lupo nella nostra penisola è un processo che viene dal passato e che porta con sé una serie di riflessioni sul presente e sul futuro della vita di noi esseri umani da un punto di vista sociale, economico, politico e addirittura psicologico. È questa la forza del libro pubblicato la scorsa estate da Luca Giunti, guardiaparco nelle Aree Protette delle Alpi Cozie, che affronta un argomento “minore” come il lupo e lo proietta in una dimensione olistica, in grado di toccare le contraddizioni più profonde dell’umanità. Il volume è edito dalla casa editrice Alegre nella prestigiosa collana diretta da Wu Ming I.

Sin dagli albori della nostra presenza sulla terra, la cultura degli uomini si è contrapposta alla natura di cui il lupo è l’emblema. Il carattere domestico della famiglia, della tribù e del villaggio ha combattuto strenuamente contro l’indole selvatica del branco; per molti aspetti sono due facce della stessa medaglia: «Sono gli animali che ci somigliano di più, la loro società è la nostra» – scrive Giunti in un passaggio del libro. Gli strascichi di questa lunga guerra violenta sono ancora dentro di noi, popolano il nostro immaginario attraverso miti, fiabe e proverbi in cui il lupo viene dipinto come un nemico sanguinario che suscita paura e, al contempo, come un valoroso avversario da ammirare. Una sorta di Sindrome post traumatica rielaborata attraverso le ere.

Poi, dopo millenni di battaglie senza esclusione di colpi, arriva l’armistizio siglato in Italia con la legge 968 del 1977 quando lo status del lupo passa da «animale nocivo» – come era definito nel Regio Decreto del 1939 – a «patrimonio indisponibile dello Stato». L’essere umano, ormai talmente convinto della propria superiorità sull’ambiente, si impietosisce e cerca di evitarne la distruzione poiché rappresenta la sua stessa natura. Ma, come stiamo vedendo oggi, il lupo non si lascerà confinare nelle riserve come gli indiani d’America, ma tornerà a ricolonizzare le terre da cui era stato cacciato, risollevando antichi pregiudizi e nuovi problemi.

È questo il punto di svolta da cui Luca Giunti parte per rendere affascinante una storia che ancora non tocca una parte ampia della popolazione italiana, ma che presto potrebbe riservare delle sorprese. Già, perché i discendenti di quel centinaio di lupi rimasti tra le montagne dell’Italia centrale negli anni ’60 hanno iniziato una lenta e progressiva ricolonizzazione delle aree interne e montane che noi avevamo abbandonato con l’inurbamento, ma oggi si stanno affacciando letteralmente alle porte delle città visto che sono state accertate predazioni all’interno del Grande Raccordo Anulare di Roma o a 5 km in linea d’aria dalla Mole Antonelliana di Torino. E così si riaffacciano all’orizzonte le antiche e mai sopite contraddizioni tra natura e cultura e tra ragione e sentimento, suscitate da un ritorno senz’altro positivo per l’ecosistema ma sicuramente problematico per la coesistenza con le attività umane.

Il libro, che sarebbe riduttivo definire un saggio perché dotato di una piacevole componente narrativa, travalica i confini del volume cartaceo con una ricca dotazioni di materiali iconografici e multimediali scaricabili dal sito dell’editore e poggia su quattro importanti qualità del suo autore: le basi scientifiche del naturalista, l’esperienza sul campo del guardiaparco, le capacità divulgative del giornalista e la cultura enciclopedica dell’appassionato. La scrittura di Giunti ci presenta il lupo in sé, con il suo comportamento e le sue caratteristiche, e il lupo in noi, con le rappresentazioni e false credenze che animano il nostro immaginario.

Il racconto rimane in costante equilibrio tra il lupo come risorsa e il lupo come problema mettendo in risalto, semmai con atteggiamento più severo, le contraddizioni della società umana che la presenza del lupo riesce a innescare polarizzando le opinioni. Tendiamo, per esempio, a idealizzare l’armonia della natura senza considerare che il lupo è un killer spietato: basta chiedere al pastore che ha subito un attacco al gregge o a chi trova un capriolo predato fuori dal giardino di casa. Poi ci sono le considerazioni di carattere economico e politico sulle conseguenze che la presenza del lupo genera. Giunti riesce a quantificare – e a dimensionare – l’entità finanziaria dei danni provocati e si permette di suggerire alcune misure concrete che potrebbero mitigare la forte opposizione al lupo che si registra in montagna e presso coloro che ne subiscono maggiormente la presenza. Sempre con uno sguardo al futuro e ai nuovi delicati equilibri che andranno a incrinarsi con la sua espansione verso aree di nuova colonizzazione.

Insomma, una narrazione che travalica i confini tra le discipline miscelando sapientemente scienza, economia, politica e antropologia con il sostegno di una documentazione davvero vasta, che spazia dalle più autorevoli ricerche scientifiche, ai testi sacri, alla letteratura per adulti e per bambini tra favole illustrate e Harry Potter, senza dimenticare divagazioni nel mondo della musica, del cinema e della cultura popolare con proverbi e aforismi.

Un libro che, raccontandoci il lupo, ci parla di noi.

Il libro di Luca Giunti "Le conseguenze del ritorno. Storie, ricerche, pericoli e immaginario del lupo in Italia", Alegre, Roma, 2021 sarà presentato sabato 12 febbario alle ore 2100 presso la sede del Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand in Via Fransuà Fontan 1. L'accesso alla sede è libero con obbligo di Green Pass Rafforzato e mascherina FFp2
E' gradita la prenotazione telefonando allo 0122.854720

Visualizza la locandina della serata:

Attachment: Locandina_Salbertrand_12feb2022.pdf

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