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Salamandra di Lanza- Foto Daniele Seglie

Un futuro "nero" per la Salamandra di Lanza

Ente Parchi Alpi Cozie

PITEM biodiv'alpBiodiv’Connectsalamandra di Lanza

È stata pubblicata in questi giorni sulla rivista scientifica internazionale Herpetological Journal l’ultima ricerca effettuata sulla Salamandra di Lanza, nata dalla collaborazione dell’Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie con l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Monviso, la Città Metropolitana di Torino, il Parc Naturel Régional du Queyras – Réserve Naturelle Nationale de Ristolas Mont Viso, la cooperativa Eleade ed il CEFE-CNRS di Montpellier, nell’ambito del progetto PITEM Biodiv’Alp (Biodiv’Connect).

Ce ne parla il guardiaparco Parchi Alpi Cozie Davide Giuliano, che ha contribuito alla ricerca e alla stesura dell'articolo scientifico.

Grazie alla condivisione dei numerosi dati a disposizione degli enti parco e degli erpetologi professionisti, è stato possibile realizzare per la prima volta un modello di distribuzione ad alta risoluzione per questo anfibio endemico delle Alpi Cozie, considerando l’intero areale di presenza della specie, tra Italia e Francia. Tale modello consente di stimare con relativa precisione la superficie ad oggi potenzialmente idonea per le salamandre dal punto di vista ambientale e bio-climatico, ma soprattutto permette di prevedere cosa potrebbe accadere in futuro in un contesto di cambiamento climatico.

Per quanto riguarda gli scenari futuri, purtroppo i risultati non sono incoraggianti. Il modello prevede infatti una drammatica riduzione delle aree climaticamente idonee per la salamandra di Lanza già nei prossimi 20-40 anni, portando ad una teorica estinzione della specie verso la fine del secolo, nel caso dovesse realizzarsi lo scenario peggiore di emissioni di CO2 a scala globale. In parallelo, si prevede un significativo innalzamento della quota in cui saranno disponibili condizioni adatte alla sopravvivenza di Salamandra lanzai, ed una minore proporzione di zone idonee coperte da aree protette rispetto alla situazione attuale.

Le risultanze dei modelli confermano l’urgente necessità di messa a punto di strategie efficaci per favorire una mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici e ambientali sulla salamandra di Lanza, anche in seguito ad ulteriori ricerche per approfondire gli aspetti ancora misteriosi della biologia ed ecologia della specie. Inoltre, l’estensione delle aree protette dovrà essere adattata alle previsioni sulla futura distribuzione di Salamandra lanzai (di cui l’Unione Europea ci richiede una protezione rigorosa) e tutti i fattori aggiuntivi di minaccia alla conservazione della specie (come ad esempio la mortalità stradale) dovranno essere rimossi il prima possibile, onde evitare eventuali effetti combinati con gli impatti dati dal riscaldamento globale.

 

 

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