ultimo aggiornamento: 18/09/2018

La lingua occitana e la grafia di trascrizione della parlata salbertrandese

La legge 482, del 15 dicembre 1999: “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” ha riconosciuto alcune lingue minoritarie parlate sul suolo nazionale italiano e ha dettato le norme per la loro salvaguardia.

Nel territorio della Città Metropolitana di Torino sono presenti le lingue occitana, francese e francoprovenzale.

In Valle di Susa, la lingua francese è riconosciuta quale lingua minoritaria nei Comuni di Susa, Salbertrand e Oulx; è stata per secoli la lingua ufficiale dell’Alta Valle di Susa ed era la lingua amministrativa nella quale sono scritti gran parte dei documenti conservati negli archivi storici locali.

La parlata occitana di Salbertrand fa parte dell’occitano alpino ed è l’espressione della ricchezza culturale locale. In loco viene comunemente chiamata patois, come nel resto dell’Alta Valle di Susa dove è diffusa, da Chiomonte a Sauze di Cesana e Bardonecchia. L’occitano è parlato anche nelle valli Chisone, Germanasca e Pellice, mentre in Bassa Valle di Susa, Val Sangone, Valli di Lanzo Orco e Soana si parla francoprovenzale.

Il patois di Salbertrand ha potuto sopravvivere grazie alla trasmissione orale di coloro che lo parlano e ai prolifici scrittori locali Clelia Baccon e Oreste Rey che ne hanno preservato la memoria con la loro instancabile opera di raccolta, documentazione e divulgazione tramite diverse pubblicazioni.

La grafia utilizzata a Salbertrand per trascrivere il patois, qui brevemente illustrata, è quella più diffusa in Alta Valla Susa ed è stata ideata da Clelia Baccon.

L’accento grave, es. martè (martello) indica suono vocalico aperto ed è pure utilizzato come accento tonico, es. pòu (paura).
L’accento acuto indica suono chiuso, es. mané (sporco).
L’allungamento vocalico è indicato con il trattino sulla vocale, es. anā (andare), (bosco).

ä – ë, es. mëndiä (ragazza) corrispondono ad a – e semimute.
ö, es. bör (burro), per la o turbata, corrispondente al suono eu – oeu francese.
ü, es. lünä (luna), per la u turbata, corrispondente alla vocale u francese.
dz, es. dzöt (diciotto) corrisponde al suono italiano z di zebra.
k, es. kinké (piccola lampada a petrolio) è usata per il suono c aspro davanti alle vocali e – i ed a fine parola, es. sak (sacco).
j, es. jàunë (giallo) si pronuncia come in francese.
ȓ, es. suȓé (sole), pronuncia palatale senza vibrazione della lingua.
z, es. rozä (rosa) indica s sonora, come per l’italiano casa.

Per i digrammi italiani sc, gn, gl, è usata la seconda consonante con l’aggiunta della lettera h, per cui:
ch, es. chat (gatto) corrisponde a sc di scimmia,
nh, es. mānhu (manico) corrisponde a gn di gnomo,
lh, es. lhàuȓä (lepre) corrisponde a gl di foglia.
cch – nnh incidano raddoppiamento, es. vacchä (mucca), muntannhä.

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