Grande Chartreuse e Farneta

GRANDE CHARTREUSE

Forse non tutti sanno che la Certosa di Monte Benedetto ha una storia strettamente interconnessa almeno con le sue consorelle francesi, italiane e svizzere; inoltre sono simili le traversie attraverso le quali sono passate: calamità naturali e sociali le hanno colpite e hanno portato distruzioni, spostamenti, soppressione degli ordini, indipendentemente dalla dimensione più o meno grande e dall'epoca di costruzione; alcune non si sono più riprese, altre sono rinate e hanno ospitato i monaci che non avevano più casa, altre hanno affiancato nuove funzioni a quelle religiose.

La cosiddetta casa madre, la "Grande chartreuse" fu fondata da san Bruno e sei compagni che nel 1084 ottennero dal vescovo di Grenoble di stabilirsi nel "deserto verde" della Chartreuse, valle appartata sotto la vetta della Grande Somme, a circa 1190 metri di altitudine, a 30 km da Grenoble.

Il monastero si componeva di due parti, distanti 4 km: quella inferiore, la Correria ospitava i conversi e le loro attività economiche, nelle "case alte" vivevano il Priore e la comunità dei Padri.

Ogni sabato i conversi salivano al monastero per partecipare alla liturgia festiva.

Oggi nulla resta del primitivo monastero, probabilmente distrutto da una frana mista a neve nel 1132; si suppone che le costruzioni fossero in legno, tranne la chiesa in pietra, le celle erano raggruppate e i locali per la vita comunitaria (chiesa, capitolo, refettorio, cucina con acqua corrente) disposti attorno a un chiostro.

Oggi rimangono due cappelle: Notre Dame de Casalibus e san Bruno; i blocchi disseminati presso la roccia su cui sorge quest'ultima potrebbero essere i resti della frana del 1132.

Il nuovo monastero fu costruito circa due km più in basso, in luogo riparato dalle valanghe e più vicino alla correria: i lavori furono rapidi (12 celle in legno, chiesa e capitolo in pietra) e la chiesa fu consacrata nel 1133.

Tra il 1132 e il 1676 il monastero subì otto incendi, dovuti al fuoco dei caminetti e alla presenza di molto legname, compresi i tetti in scandole.

Il monastero fu soppresso dalla rivoluzione francese e abbandonato nel 1792, i monaci dispersi fino al 1816, quando il Vicario generale rientrò dalla Certosa di Part Dieu in Svizzera, unica sopravvissuta.

La comunità fu nuovamente espulsa nel 1903 dalla 3a Repubblica francese e trovò rifugio presso la certosa della Farneta (Lucca); solo nel 1940 i monaci poterono far ritorno in Francia, quando furono riconosciuti dal governo di Vichy e la Grande Chartreuse potè dar rifugio a ebrei e perseguitati.

Dal 1920 essa è monumento nazionale, di proprietà delle Belle Arti, che ne eseguirono il restauro.

Nel 1957 fu costruito presso la Correria un museo che ricostruisce per i turisti la vita certosina e consente di arrestare i visitatori in modo da non recar disturbo ai monaco che risiedono nel convento.

Architettura del complesso

Oggi il complesso si compone di un ingresso affiancato da due cappelle esterne: Notre Dame de la Salette a sinistra e cappella della Resurrezione a destra; verso est il gruppo della vecchia lavanderia ora ospita le celle dei monaci; a sinistra sul cortile d'onore una massiccia costruzione è adibita a foresteria; i sette padiglioni a due piani sono destinati alle celle dei monaci che si dedicano all'amministrazione, l'ultimo, un po' più grande è abitato dal Padre Generale, essi sono collegati tra loro da tre passaggi sovrapposti.

Sul lato posteriore del grande chiostro di forma rettangolare allungata si affacciano 35 piccoli edifici a intervalli regolari (celle).

I porticati misurano 216 metri sul lato nord- sud e 23 metri su quello est-ovest; la parte settentrionale a sinistra risale al XIV secolo ( al XII le fondazioni), la parte meridionale al secolo XVI; in mezzo al grande chiostro si trova il cimitero.

In basso a destra si trovano gli edifici produttivi (mulino,rimessa, stalla, falegnameria, officina).

In origine la comunità si dedicava all'allevamento ovino e alla coltivazione di legumi e cereali, a partire dal secolo XII si dedicò allo sfruttamento di miniere di ferro e all'attività metallurgica, in contrasto con il duca di Entremont.

A partire dal secolo XIX ebbe successo il liquore certosino.


Contatti:

Couvent de la Grande Chartreuse - 38380 St.Pierre de Chartreuse

tel +33/466886030

it/wikipedia.org/wiki/Grande_Chartreuse

cartusialover.altervista.org/Grandechartreuse.htm

LA CERTOSA DI FARNETA

Il primitivo nucleo della certosa di Farneta (Lucca) risale al XIV secolo, modificato nel secolo XVI.

Ai primi del '900 fu più che raddoppiata per ospitare la comunità della Grande Chartreuse, espulsa dalla Francia.

Adiacenti alla chiesa si trovano il piccolo chiostro e la sala capitolare: attorno al chiostro grande sono disposte le celle dei monaci, vere e proprie casette separate le une dalle altre.

La Certosa non è visitabile.

Durante l'ultima fase del 2° conflitto mondiale i monaci accolsero vari profughi, ebrei e partigiani; nella notte tra il 1° e il 2 di settembre 1944 le truppe nazifasciste fecero irruzione e trucidarono nei giorni successivi sei padri, sei conversi e 32 civili: per questo alla comunità fu conferita la Medaglia d'oro al merito civile.

Contatti:

tel 0583/59207 - fax 0583/328087

via per Chiatri 1358 - Lucca 55100

cartusialover.altervista.org/Farneta.htm

it/wikipedia.org/wiki/Certosa_di_Farneta