Di Certosa in Certosa

Approfondimento a cura dell'Arch. Daniela Delleani.

La Certosa di Monte Benedetto, inserita nel Parco naturale Orsiera-Rocciavré fa parte di un insieme di monasteri dell'ordine Certosino che si diffonde nel secolo XII, a seguito dell'autorizzazione papale al fondatore Bruno da Colonia, come irrigidimento della regola benedettina in Francia, Italia, Svizzera e successivamente in altri paesi europei, del nord e sud America e in oriente.

La loro storia, in particolare di quelle originarie è strettamente connessa, sia per i contatti e i trasferimenti delle comunità monastiche dall'una all'altra, che per le motivazioni che le hanno fatte nascere.

L'Orine certosino è sempre alla ricerca di un désert sia in montagna che sul mare o in collina, cioè di un luogo appartato che consenta una vita di meditazione oltre che di lavoro.

Solo in un secondo tempo, con le donazioni dei signori o dei vescovi che hanno ampliato i terreni dei primitivi insediamenti, le certose passano da luoghi di eremitaggio e di preghiera a potenze economiche, che richiedono la presenza di lavoranti, i conversi,che non prendono i voti religiosi: di conseguenza esse si ampliano, separando gli spazi dei monaci da quelli dei conversi.

In genere i monasteri diventano proprietari di boschi e coltivi ed entrano in conflitto con le popolazioni locali per i diritti di caccia, legnatico, proprietà di terreni agricoli, allevamento di pecore e mucche, perciò quasi tutte le certose sono segnate da incendi dolosi appiccati nel corso delle controversie, o distrutte da frane e alluvioni frequenti all'epoca in montagna. Tutto ciò causa gli abbandoni delle alte quote e le ricostruzioni a quote più basse.

A partire dal secolo XIII alcuni ordini sono stati soppressi a seguito della laicizzazione dello Stato napoleonico, altri monaci sono stati duramente puniti per la protezione da loro accordata alla lotta partigiana nella seconda guerra mondiale, causando trasferimenti di monaci tra Francia, Italia e Svizzera: alcune certose sono state definitivamente abbandonate, altre ricostruite, altre hanno cambiato proprietà e forma di utilizzo.

Questi vari tipi di contatti, oltre ai criteri dati dalla Regola danno luogo a elementi comuni delle costruzioni: uno o più chiostri, su cui si affacciano le celle dei monaci, in genere nel numero di 12, ma a volte sono di meno, a volte di più, la chiesa, l'abitazione del priore, il refettorio, la biblioteca nella parte riservata ai religiosi; le abitazioni dei conversi, la foresteria, la cucina, i laboratori (segherie, officine, mulini) sono separati, a volte in comunicazione diretta, a volte costruiti distanziati per non disturbare la vita monacale.
Il complesso è racchiuso da un muro di cinta, all'interno si trovano orti di erbe officinali, un pozzo nelle certose più antiche, veri e propri giardini con fontane nelle loro evoluzioni barocche, vasche per l'allevamento di pesci; spesso il cimitero dei monaci si trova nel chiostro.

Le forme architettoniche e i materiali utilizzati in epoca romanica presentano grosse similitudini: si ha un grande uso di pietra lavorata con giunti stilati a calce, la navata della chiesa può essere unica o due piccole affiancano la principale, con una o tre monofore rivolte a oriente, la copertura può essere in pietra (scisti) o ardesia o scandole a seconda del materiale che si trova sul posto; le decorazioni sono pressochè inesistenti, come richiesto dalla regola, salvo stipiti, soglie e architravi in pietra lavorata a porte e finestre.
Le celle primitive sono piccole, con semplice letto, inginocchiatoio, piccolo armadio-libreria, una stufa, con orto affacciato sullo spazio comune; successivamente diventano più complesse, a due piani, si aggiunge una stanza di studio, a volte un piccolo laboratorio.
Un percorso coperto, portico in muratura o tettoia in legno, collega le celle alla chiesa, al refettorio e agli spazi comuni in modo da consentire ai monaci di spostarsi anche in caso di neve o pioggia.
Nel refettorio i monaci consumano i pasti insieme nei giorni festivi,in silenzio, con la sola lettura di parti della Bibbia da parte di uno di loro; le celle sonno attrezzate per poter mangiare negli altri giorni, nei casi più complessi e successivi si fa ricorso ad una cucina comune che serve i piatti alle celle attraverso uno sportello a ruota.

Con il passare dei secoli le certose ospitano pellegrini in sempre maggior numero e le parti dedicate a loro e ai conversi assumono dimensioni più rilevanti: in particolare nelle costruzioni barocche si abbandona la sobrietà delle certose originarie a favore di murature decorate, intonacate, colorate e gli ambienti si arricchiscono di dipinti, sculture, opere d'arte che poco hanno a che vedere con la povertà dell'ordine, ma che nel tempo hanno favorito una loro trasformazione in luoghi d'interesse turistico oltre che di culto. Al contrario altre certose hanno voluto accentuare la loro vocazione religiosa e hanno mantenuto dimensioni più contenute e caratteri più semplici, con aperture molto limitate ai visitatori.